Palazzo Marino si tinge di verde stasera perché tanto nessuno sa più cosa fare per attirare l’attenzione

Palazzo Marino si tinge di verde stasera perché tanto nessuno sa più cosa fare per attirare l’attenzione

In occasione della Giornata mondiale della Sla, il Comune di Milano ha deciso che la facciata di Palazzo Marino sarà tinta di verde. Non una decisione casuale, ovviamente: è un gesto simbolico, perché nulla dice “lotta contro malattie neurodegenerative” come una colorata illuminazione serale. L’amministrazione si è affrettata a dichiarare che questa scelta rappresenta un “forte segno di attenzione”. Perché niente comunica solidarietà meglio di un bel gioco di luci serali, giusto?

Quest’iniziativa, guarda caso, non è esclusiva di Milano. È infatti una moda che si sta affermando in tutta una serie di città, quasi fosse un format universale per dimostrare quanto ci stia a cuore la Sla. Evidentemente, illuminare edifici storici di un colore specifico è la nuova frontiera del supporto sociale. Un posto sulle prime pagine e qualche selfie al tramonto valgono più di una vera politica sanitaria concreta.

La scelta del verde è curiosa e, forse, proprio per questo simbolica. Verde come speranza, o verde come l’ossessione di etichettare ogni crisi con un colore da Instagram? Pare che il colore stesso porti con sé il messaggio di “presenza” e “sensibilizzazione”. Non si sa bene, ma almeno adesso Palazzo Marino brilla di un’intensa luce, anche se la situazione clinica e assistenziale dei pazienti con Sla resta tutt’altro che brillante.

L’uso delle luci: una soluzione o solo uno show?

Non è la prima volta che si vede questo tipo di manifestazione luminosa. La tecnica, apparentemente innocua, ha però il doppio sapore di “sapete che c’è un problema” e “noi stiamo facendo qualcosa, anche se non si capisce bene cosa”. Un rapido scroll sui social mostra un proliferare di foto e video, gente che applaude dall’altra parte dello schermo, e un’illusione di partecipazione collettiva. Intanto, però, la fonte di problemi per i pazienti con Sla resta, ben lungi dall’essere risolta dal solo cambio di illuminazione.

È ovvio che vernici e luci al neon non significano investimenti in ricerca, non assicurano cure adeguate né migliorano davvero la vita di chi convive con questa patologia severa. Eppure, il rito continua: una serata verde, poi via, fino alla prossima occasione “glam” di questo tipo. È l’innato amore delle istituzioni per le iniziative simboliche dal basso valore pratico ma altissimo impatto visivo.