Crimea in fiamme: il porto di Kerch brucia a due passi dal gioiello di Putin, ma chi se ne importa

Crimea in fiamme: il porto di Kerch brucia a due passi dal gioiello di Putin, ma chi se ne importa

Kerch va a fuoco. Nella Crimea occupata, un incendio ha preso vita proprio nell’area portuale, a circa un chilometro da quel celebre ponte che collega la penisola contesa alla Russia. Ovviamente, non poteva mancare la conferma di Volodymyr Zelensky, che ha annunciato attacchi ucraini contro obiettivi energetici e militari strategici su entrambe le sponde dello Stretto.

Le autorità di Mosca, nel loro consueto mix di dramma e propaganda, hanno parlato di vittime e decine di feriti: episodio che, per loro, rappresenta un colpo non da poco a una retrovia sensibile. Chissà perché, visto che da Kerch transitano tutti i rifornimenti indispensabili — carburante incluso — per mantenere saldo il pugno sull’occupazione della penisola.

Certo, avere un punto così cruciale in fiamme in un teatro così delicato deve essere davvero sgradevole. Ma si sa, in guerra le contraddizioni sono pane quotidiano: la stessa autoproclamata “stabilità” russa nell’area si dimostra più instabile di un castello di carte in piena tempesta.

Un colpo al cuore logistico di Mosca

Per comprendere quanto sia strategico questo evento bisogna pensare alla Crimea come a quella madre di tutte le basi per Mosca. Kerch, con il suo porto, è il nodo attraverso cui passano gran parte dei rifornimenti militari e energetici. Se qualcosa si inceppa lì, buona fortuna a chi sta dall’altra parte, sul fronte dell’occupazione.

Non sorprende che le reazioni russe oscillino tra la versione ufficiale, dove le vittime si moltiplicano a piacimento, e il solito ala della realtà alternativa per dipingere l’Ucraina come un nemico impietoso e letale. D’altronde, non sarebbe attività di guerra senza un po’ di teatro per il pubblico interno, no?

Intanto, Zelensky e il suo team sembrano divertirsi ad alzare la posta, colpendo i punti nevralgici della logistica russa, oscurando ogni speranza di stabilità nella penisola. Una tattica che, volenti o nolenti, mette in difficoltà la macchina da guerra russa.

Insomma, più che una semplice pelle di leone da mostrare al mondo, le fiamme a Kerch rappresentano una smaccata dimostrazione che nulla è al sicuro e che la guerra, questa sanguinosa pantomima, è pronta a riservarci altri sorrisi amari.

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