Tra questi spicca Luca Signorelli, il primo coraggioso (o forse solo incosciente) che non ha nemmeno battuto ciglio nel mettere le mani addosso a Salim El Koudri, l’uomo armato di coltello uscito dall’auto ardente di panico. A dargli man forte, senza sfoggiare medaglie o onorificenze, anche Osama Shalaby, muratore egiziano di 56 anni, e il figlio ventenne Mohammed. Insieme hanno bloccato quello che ormai era diventato l’emblema dell’incomprensibile tragedia muta di quel sabato pomeriggio.
Il racconto del duo padre-figlio merita: “Non abbiamo avuto paura, siamo egiziani, abbiamo paura solo di Dio“, ha ammesso Osama con quel tipico orgoglio che mischia religione e perfetto disprezzo per le convenzioni sociali. Ma non sono mica eroi da film: “Abbiamo agito d’istinto”, dicono entrambi come se fosse un semplice lavoro di routine a un cantiere di Modena. Incredibilmente schivi, sembrano quasi sorpresi dai ringraziamenti, come se correre a bloccare un pazzo fosse un optional.
E sì, dietro la loro pronta reazione si nasconde una dolce (e molto italiana) storia di sogni comuni: “Trent’anni in Italia, senza cittadinanza, forse questo gesto servirà a qualcosa”, confida Osama. E come non emozionarsi al loro ambizioso progetto? Una casa popolare, mica una villa con piscina, solo un tetto per una famiglia abbastanza normale.
La città unita o quasi nella spontanea risposta al caos
Questa scena da “cittadini modello” è diventata in un lampo il simbolo della reazione civile (si fa per dire) di Modena all’assurda aggressione. E qui entra in scena il sindaco Massimo Mezzetti, che con la saggezza di un politico navigato butta acqua sul fuoco politico e invita tutti a evitare le “strumentalizzazioni” e a non cedere a divisioni, perché quando il teatro è grande, meglio non fare confusione.
Il sindaco di Modena ha dichiarato:
“A chi pensa di sfruttare questa tragedia per dividere e alimentare rancori diciamo subito che occorre la massima unità, con fermezza e determinazione per punire il responsabile.”
Peccato che subito dopo si lamenti del clima “tossico” sui social — proprio quei social dove, con lo stesso zelo, qualcuno prova ad alimentare le fiamme delle polemiche. Normalissimo, in fondo: alle tragedie corrisponde puntuale la gara a chi urla più forte. Ma Mezzetti ha un messaggio di speranza: non è ora di polemiche, ma di coesione e solidarietà a tutti i costi.
Come esempio? Beh, niente di meno che il comportamento esemplare dei cittadini che hanno messo la gamba davanti al coltello brandito da El Koudri. “Spirito civico, coraggio e abnegazione” le doti di questi improvvisati eroi, che hanno fatto molto più di qualsiasi comunicato ufficiale.
Poi arriva la chicca finale, degna di un discorso da campagna elettorale, rilanciata come fotografia simbolo dell’unità civile post-tragedia: “I due italiani, i due egiziani e poi i pakistani che arrivano e fermano il responsabile: questa è la miglior risposta contro lo sciacallaggio che vedo sui social”. Che dire? Una grande famiglia multietnica, apparentemente unita per andare a caccia del colpevole. Se non fosse per l’infinito teatrino social, sarebbe quasi commovente.



