Orlando Bravo scopre il segreto: l’intelligenza artificiale fa miracoli nel mondo del software

Orlando Bravo scopre il segreto: l’intelligenza artificiale fa miracoli nel mondo del software

Benvenuti nell’era post-“SaaSpocalypse”, quel momento apocalittico in cui le azioni delle aziende software sembravano sull’orlo del baratro, travolte da un improvvisa ondata di panico indotta dall’intelligenza artificiale. Ma niente paura, perché Orlando Bravo, fondatore e managing partner di Thoma Bravo, quella galassia privata di investimenti che gestisce quasi 200 miliardi di dollari, è qui a rassicurarci con la rassicurante novità che tutto è finito.

Il crollo delle quotazioni nel settore Software-as-a-Service a febbraio, scaturito dalla presentazione da parte di Anthropic di nuovi avanzati strumenti AI per l’agente collaborativo Claude, ha scatenato il panico: “Ecco il disastro per il SaaS!” gridavano i mercati. Peccato che, a sentire Bravo, gli investitori abbiano semplicemente sottovalutato la capacità di adattamento di queste aziende che, guarda un po’, non sono poi così statiche.

Orlando Bravo ha snocciolato le cifre di un gioiello di portafoglio, composto da società che insieme generano circa 35 miliardi di dollari e che, pare, stiano vivendo un vero e proprio boom trainato proprio dall’intelligenza artificiale. Insomma, chi aveva previsto l’apocalisse si è dovuto ricredere.

Intervistato a Berlino durante la conferenza internazionale SuperReturn, Bravo non ha usato mezzi termini:

“La SaaSpocalypse è finita. È finita, non c’è più.”

Colpito e affondato il mito che le aziende di software siano piante immobili incapaci di evolversi, Bravo ci ricorda che invece continuano a crescere e trasformarsi, cavalcando l’onda delle infrastrutture tecnologiche. Quindi niente tragedie sanguinose, ma un’evoluzione basata su automazione e nuovi paradigmi.

Più nello specifico, ha spiegato che queste società stanno approfittando dell’AI per automatizzare certi aspetti di giudizio umano e processi cronici, cosa che cambia le carte in tavola, permettendo di salire su un piano “completamente nuovo”.

Tra i dati più succulenti, Bravo ha rivendicato che circa il 50% dei nuovi ricavi delle sue società proviene da entrate legate all’intelligenza artificiale, a quella che lui chiama “ricavi agentici”, prefigurando un matrimonio prossimo venturo tra software e AI in una nuova soluzione “agente” per le grosse aziende.

“L’AI è un vento in poppa enorme per le aziende software.”

Il software rinasce dalle sue ceneri

Non era una favola: da febbraio, le azioni software hanno effettivamente rimbalzato con vigore. L’ETF iShares Expanded Tech-Software Sector ha fatto registrare a maggio un balzo del 21%, il miglior mese dal lontano ottobre 2001 – roba da far impallidire i giorni di gloria di Windows 95. Sul trimestre, il rialzo viaggia sopra il 9%, segno che forse il mercato sta cominciando a digerire le novità.

Bravo ha aggiunto, con quella modestia che conosciamo, che settori emergenti come i semiconduttori stanno ancora offrendo un ambiente d’ingresso relativamente low cost per quelli che vogliono puntare su crescite esplosive. Insomma, se vuoi giocare alla borsa, aria fresca nell’hardware!

Tuttavia, nessuna passeggiata di salute: siamo in una “fase di assestamento” dove tutti, da aziende a investitori, si affannano a mettere ordine su governance, sicurezza informatica e soprattutto sul ritorno degli investimenti in questi nuovi strumenti AI agentici che, a dirla tutta, sono ancora una fetta di mistero da scoprire.

“È un momento di scoperta, che mette pressione su tutto il sistema.”

In sostanza, lasciamo da parte scenari apocalittici e catastrofi imminenti: il “SaaSpocalypse”, finito come una moda passeggera, lascia il posto a una realtà più pragmatica e, tra qualche scintilla di novità e qualche dubbio irrisolto, promette di essere una vera rivoluzione per chi ha il coraggio – o l’arroganza – di abbracciare l’AI nel mondo del software.

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