Giovedì 7 maggio gli istituti tecnici italiani decidono che la scuola può anche aspettare, perché hanno proclamato uno sciopero nazionale. E a Milano la solita passerella di protesta partirà alle 9.30 da Piazza Medaglie D’Oro, come se la piazza avesse bisogno di altro colore quel giorno.
Nata quasi dal nulla, una fantasmagorica Rete Nazionale degli Istituti Tecnici, costruita in un battito di ciglia e auto-organizzata a tempo record, ha incastrato nell’armonia della protesta sindacati come Flc Cgil, Cobas Scuola, Usb Pubblico Impiego e Cub Sur>. L’obiettivo? Bloccare il riordino dei percorsi quinquennali perché, come si dice elegantemente, “il sistema va rivoluzionato” – e fin qui, nulla di nuovo sotto il sole.
Lo sciopero, naturalmente, coinvolge tutto l’apparato docenti, dirigenti e ATA nella galassia dell’istruzione tecnica, con la pretesa di ottenere un rinvio della riforma: un dilatatore del tempo scolastico, preferibilmente eterno, così da aprire un dialogo “reale” con la scuola e con le parti sociali, magari una volta che si sia calmato tutto il polverone.
«Il riordino è un colpo basso a iscrizioni già fatte»
I protagonisti della contestazione non si limitano a dire che la tempistica ha il tempismo di un elefante su un cristallo: il riordino arriva quando le iscrizioni sono già fissate su programmi ormai obsolete. Tradotto: le famiglie hanno scelto una scuola che – sorpresa! – da settembre sarà un’altra cosa.
Le famigerate modifiche prevedono un taglio selvaggio alle materie umanistiche e scientifiche, perché chi ha bisogno di saper fare i conti con la realtà dovrebbe farlo senza imparare a pensare? Inoltre, la formazione scuola-lavoro viene anticipata a 15 anni, come se fosse un gioco da ragazzi entrare nel mondo del lavoro mentre si è appena adolescenti.
Ma non finisce qui: si obbliga la didattica per competenze condotta da “esperti” aziendali che, curiosamente, non hanno nemmeno ricevuto una formazione pedagogica. Perché l’educazione dovrebbe essere lasciata ai pedagoghi, no? E il biennio comune? Quello si dissolve come neve al sole, rendendo i titoli di studio incomparabili tra gli istituti dello stesso indirizzo. Gran bel pasticcio, non c’è che dire.
Insomma, l’istruzione tecnica, quella volta considerata l’”ascensore sociale” per eccellenza, si sta trasformando progressivamente in un asservimento ai bisogni delle imprese locali, diventando sempre più classista e povera. In pratica, una scuola superficiale destinata ai figli delle classi popolari, perché chiaramente meritano soltanto questo.
I portavoce della Rete non esitano a lanciare l’ultimatum più epico dell’anno: o si sospende la riforma, o l’anno scolastico prossimo sarà un caos totale, senza nemmeno partire regolarmente. Sembra quasi una minaccia degna di un film apocalittico.
Milano si prepara al suo classico corteo
A Milano si celebra la solita tradizione: Flc Cgil e Cub Sur hanno organizzato una manifestazione prevista per giovedì 7 maggio alle ore 9.30 proprio in Piazza Medaglie D’Oro. Da lì, il corteo sfilerà verso l’Ufficio scolastico regionale in via Enrico Caviglia 11, con tutta la solennità e il fervore che ci si aspetta da una protesta contro una riforma che evidentemente fa tremare i palazzi tanto quanto le classi con i banchi.



