Navigli di nuovo teatro di orrori: Cassazione non perdona il branco e inchioda il 24enne

Navigli di nuovo teatro di orrori: Cassazione non perdona il branco e inchioda il 24enne

Ah, la giustizia italiana, sempre pronta a stupire con le sue rapide sentenze e il senso impeccabile dell’equità. Finalmente, infatti, è diventata definitiva la condanna a 3 anni e 7 mesi di carcere per un brillante giovane di soli 24 anni, accusato di violenza sessuale di gruppo ai danni di una manager all’epoca trentaduenne. Ecco, un dettaglio fondamentale: la vittima era una donna che, incredibilmente, osava lavorare come manager. Un dettaglio che probabilmente non ha aiutato il nostro giovane, sebbene il verdetto non lasci spazio a dubbi.

I nostri illustri giudici della Suprema Corte hanno infatti deciso di respingere con entusiasmo il ricorso presentato dalla difesa. Per quelli che speravano in un colpo di scena degno di un thriller, sappiate che la realtà si è dimostrata molto più lineare: colpevolezza, confermata e ribadita, senza mezzi termini. Una sentenza che testimonia, se mai ce ne fosse bisogno, la solidità del sistema giudiziario e la sua imparzialità che, si sa, non guarda in faccia a nessuno… tranne forse quando i processi si fanno più complicati.

Un sistema che ama l’ironia: la giustizia lampo che tutti sognano

Nel mondo perfetto dei sogni a occhi aperti, un processo così delicato durerebbe pochi mesi, al massimo un anno, ma qui da noi la giustizia si prende il suo tempo per riflettere, lasciando spazio a sospetti, polemiche e una filiera infinita di ricorsi. Ma per fortuna, questa volta, tutto è filato liscio come l’olio: tre anni e sette mesi per un reato gravissimo, senza nessuna esitazione. Una vera soddisfazione per chi crede che la giustizia non sia mai abbastanza efficiente o, peggio, troppo comoda con certi potenti.

E mentre si discute su riforme, tempi processuali e leggi da cambiare, la certezza che una condanna di questo tipo, definitiva e senza possibilità di ulteriori giochetti legali, sia quasi un miracolo è difficile da negare. Forse perché siamo più abituati a vedere l’impunità mascherata da cavilli che la parola “giustizia” riportata in maniera così netta e inequivocabile.