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Mosca giura vittoria in Ucraina mentre Fico implora l’Europa di buttare benzina sul fuoco parlando con Putin

10 Maggio 2026
Mosca giura vittoria in Ucraina mentre Fico implora l’Europa di buttare benzina sul fuoco parlando con Putin

Vladimir Putin ci regala un altro spettacolo di diplomazia raffinata: durante una commemorazione della “Vittoria russa sul nazismo”, ha deciso di tendere la mano all’Unione europea, quella stessa Unione che ha passato gli ultimi anni a punzecchiarlo con sanzioni, schermaglie e strategici silenzi. A quanto pare, Mosca non ha “mai rifiutato” di trattare con Bruxelles, parola di Zar. Magnanimità o semplice strategia? Il dubbio rimane, ma il palco è suo.

Il tutto arriva a pochi giorni da una dichiarazione altrettanto scintillante di Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo, che ha parlato di necessità di “parlare” con i russi per la “sicurezza dell’architettura della futura pace”. Sì, avete letto bene: sempre sul filo del rasoio, in bilico tra un “vedremo” e un “siamo pronti”, perché convincere tutti e i 27 paesi membri a sedersi al tavolo con Putin non è mica una passeggiata.

Antonio Costa ha sentenziato:

“Aspettiamo, ma allo stesso tempo siamo pronti a fare il necessario. Nel momento giusto saremo pronti a parlare con la Russia per affrontare i problemi relativi alla nostra sicurezza comune.”

Intanto, ci si annusa nella riunione dei ministri degli Esteri dell’Ue a Bruxelles, dove ad esempio per l’Italia ci sarà la brillante partecipazione di Antonio Tajani. Nel frattempo, sulle parole del padrone del Cremlino, silenzio di tomba tra i leader europei, come se non fosse successo niente. A fare eccezione, il solito «amico» e attivista di Mosca, il premier slovacco Robert Fico. Lui è stato l’unico dell’Unione a partecipare alle celebrazioni, sotto gli sguardi confusi degli altri, dove ha addirittura scambiato quattro chiacchiere con Putin.

Robert Fico ha sentenziato con aria da guru:

“È stato confermato ancora una volta che il mancato impegno dell’Ue in un dialogo politico paritario con la Russia è un grave errore. Le sanzioni dell’Ue non fanno altro che rafforzare l’autosufficienza della Russia in molti settori.”

Ci mancava solo l’economista da salotto internazionale a rincarare la dose, mentre il Cremlino non perde il tempo e ribadisce con grande ottimismo che “l’operazione militare speciale in Ucraina si concluderà con una vittoria”. Lo ha detto il portavoce Dmitry Peskov, senza neanche un accenno alla diplomazia, più un annuncio da stadio: questa è “la nostra guerra. E la vinceremo”. Come a dire: mettetevi comodi.

Nel frattempo, all’orizzonte arrivano nomi eccellenti per i negoziati che sembrano usciti da un film d’epoca: Putin ha lanciato l’amo, proponendo come candidato ideale alla negoziazione l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, un nome che dà subito quel tocco di… “fiducia”. Il motivo? Tra il 1998 e il 2005, durante il suo governo, Schröder aveva costruito ponti solidi con Mosca, specialmente nel settore energetico, collaborando per il gasdotto Nord Stream, di cui poi è diventato il capitano dopo il suo periodo al governo. Peccatuccio: dopo l’invasione dell’Ucraina ha detto che è stato “un errore” ma con la bocca piccola e si è solo limitato ad auspicare indagini sui “massacri di Bucha”, senza prendersi la responsabilità di puntare il dito contro i russi. Insomma, un vero “paladino della giustizia”.

La guerra “sta volgendo al termine”, ma finché c’è la Nato…

Come se non bastasse, il caro Putin ci svela anche che la fine del conflitto ucraino è dietro l’angolo, giusto qualche ora dopo l’annuncio di una tregua di tre giorni che, sorpresa, sarebbe stata proposta da un certo Donald Trump — sì, quel Donald Trump. Ma niente paura, il Cremlino ha già dichiarato che la tregua non si prolungherà oltre quel periodo. Tradotto: giochino dal sapore agrodolce.

Ovviamente, a soffiare sul fuoco, il leader di Mosca si è scagliato contro la sacra Alleanza Atlantica, con un paragone storico che sarebbe forse da manuale di retorica ma suona come una sfida in piena regola. Secondo lui, quei “vincitori del 1945” sarebbero oggi la fonte d’ispirazione per i suoi soldati impegnati in una battaglia contro “una forza aggressiva armata e sostenuta da tutto il blocco Nato”. Traduzione: se non fosse per la Nato, tutto sarebbe più semplice. Almeno per loro.

Quindi, nonostante i formalismi da salotto e le dichiarazioni diplomatiche, la sceneggiata continua: la guerra è quasi alla fine, ma la retorica resta quella di sempre — alta e irremovibile. Un finale in perfetto stile Putin.

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