Milano non chiuderà il siparietto del gemellaggio con la città di Tel Aviv. Il Consiglio comunale di Palazzo Marino ha gentilmente bocciato la proposta dei Verdi, che reclamavano la fine formale dei rapporti diplomatici. Evidentemente, la coerenza politica è un optional quando si tratta di certe questioni. La votazione ha fatto esplodere la pace all’interno della maggioranza di centrosinistra, con attivisti Pro-Palestina che hanno trasformato la seduta in un festival di insulti e scenate, culminate nell’inevitabile intervento della polizia locale, perché senza un pizzico di caos non si scambia mai abbastanza consenso.
Qualche mese fa, a ottobre, la stessa aula aveva applaudito all’interruzione dei rapporti. Ma oggi la memoria sembra essersi un po’ annebbiata, e il risultato è miseramente tornato indietro. Colpa, ovviamente, delle defezioni all’interno della maggioranza guidata dal sindaco Giuseppe Sala, che, per non prendersi responsabilità, ha magistralmente scaricato la patata bollente al Consiglio tutto, permettendo la sceneggiata collettiva.
Nel Partito democratico, ben tre consigliere hanno deciso di fare i fenomeni e votare contro la linea ufficiale. I Riformisti si sono fatti la loro parte, con tre membri che hanno scelto di dire no. Un altro consigliere di maggioranza ha letteralmente snobbato il voto, forse occupato in qualcosa di più interessante – chi può dirlo?
La bocciatura è arrivata malgrado la posizione ufficiale del Pd fosse, almeno di facciata, a favore. La capogruppo Beatrice Uguccioni ha difeso la mozione con quella solita retorica progressista che piace tanto a chi ama le belle parole ma odia i fatti:
“Noi continuiamo a credere nella soluzione dei due popoli e due Stati, nel diritto di israeliani e palestinesi alla sicurezza, alla libertà e alla dignità. Ma proprio per questo non possiamo restare insensibili e immobili davanti al lento genocidio di un popolo”.
Caos scenico e insulti a go go in aula
Il clima a Palazzo Marino è salito alle stelle quando ha preso la parola il consigliere di Azione e membro della comunità ebraica, Daniele Nahum. Con la saggezza di chi ha ben chiaro il copione, Nahum ha spiegato che, visto che la tregua non è stata violata, non c’era motivo di interrompere il gemellaggio. Ha anche minacciato di abbandonare la maggioranza se la mozione fosse passata – segno che il teatro politico preferisce sempre mantenere le poltrone.
Naturalmente, il pubblico delle grandi occasioni, composto da attivisti Pro-Palestina, ha dato il meglio di sé usando parole gentili come “Fascista”, “Buffone” e altre perle del calibro di “La tua posizione è come negare la Shoah”. Il tutto condito da cori a base di “Nazisti” e “Complici del genocidio”. Gli immancabili vigili urbani hanno avuto l’onore di dover fare da tutori dell’ordine, scortando fuori gli insorti più volenterosi. Il copione prevedeva non potesse andare diversamente.
I Verdi e l’ambiguo concetto di condanna
I Verdi, che hanno piazzato la mozione, hanno espresso tutto il loro sconforto per il voto e per l’immobilismo delle istituzioni milanesi, perché in fondo si sa: puntare il dito fa tanto chic. Francesca Cucchiara, consigliere del gruppo ambientalista, ha spiegato la loro posizione come chi non vede l’ora di dare un calcio al barattolo:
“Tel Aviv è a due passi da Gaza, quell’inferno. La vede e non ha mai sentito il bisogno di condannarlo in questi tre anni. Mi chiedo come possa Milano spingere questa città a prendersi una posizione più dura se non interrompendo i rapporti.”
In pratica, sembra che interrompere le relazioni sia l’unico modo per spingere all’azione, perché si sa, l’attivismo da salotto è la nuova strategia diplomatica. E così, mentre Milano si divide tra chi ha voglia di far finta di essere dalla parte “giusta” e chi invece preferisce il quieto vivere politico, il gemellaggio resta saldo, per la gioia di chi crede che certe cose possano davvero risolversi scambiandosi cartoline.



