Il primo episodio è avvenuto il 17 giugno a San Giuliano Milanese, il secondo il 18 giugno a Paullo. Due aggressioni separate, ma con la stessa stucchevole trama di violenza gratuita ai danni di chi dovrebbe essere tutelato, o almeno rispettato.
L’Ordine dei medici della provincia di Milano, in un tono di esasperazione che non nasconde la rassegnazione, ha definito questi eventi come “intollerabili”. Davvero? Davvero serve specificarlo nel 2024? Che sorpresa scoprire che chi lavora in prima linea si prende sberle e minacce. Davvero illuminante.
Il contesto scintillante della sanità lombarda
Se vi aspettavate un sorvolo pietoso sulla situazione del sistema sanitario locale, restate delusi. Perché questi episodi non sono fatti isolati, ma la punta dell’iceberg di un contesto in cui medici e infermieri sono visti come comodi bersagli, ancor prima che come professionisti che cercano disperatamente di risolvere emergenze continue causate da un sistema in affanno.
É ormai ben noto che la sanità lombarda, pur vantando strutture all’avanguardia e un sistema considerato tra i più efficienti d’Italia (almeno sulla carta), abbia un lato oscuro fatto di carenze di personale, turni massacranti e pazienti esasperati da liste d’attesa infinite. In questo scenario, chi si lamenta da anni del sovraccarico e della mancanza di sicurezza sembra, nella pratica, rimbalzare tra protocolli inutili e promesse disattese.
I responsabili? Sempre gli altri, mai chi governa
Ovviamente, non mancano le dichiarazioni di rito da parte dei rappresentanti istituzionali e delle autorità sanitarie. Le aggressioni vengono condannate senza sconto, con frasi di circostanza che sembrano concepite più per il diritto d’autore che per produrre effetti reali sul territorio.
Il problema, a quanto pare, non è mai la carenza strutturale o l’assenza di un piano concreto di tutela per il personale sanitario, ma la negligenza dei singoli cittadini. A giudicare dai fatti, questa narrazione non fa che trincerare chi manda avanti il sistema dietro un muro di silenzi e autoassoluzioni, mentre nei corridoi degli ospedali si consumano drammi quotidiani e aggressioni.
E se protestare diventa un rischio per la propria incolumità, forse dovremmo iniziare a pensare che qualcosa sia veramente sfuggito di mano.
Le soluzioni ipocrite: sicurezza sì, ma solo a parole
La solita formula magica prevede rafforzamento della sorveglianza, qualche corso obbligatorio in più e magari una campagna di sensibilizzazione per “educare” i cittadini al rispetto. Insomma, un elenco di buone intenzioni che rasentano la comicità, se non fosse triste constatare come, al di là degli annunci, la realtà sfugga sempre al controllo di chi dovrebbe governarla.
È triste vedere come l’atto di difendersi in un ambulatorio sembri un privilegio invece che un diritto garantito dallo Stato. Ma si sa, in Italia è più facile lamentarsi delle aggressioni che mettere in piedi un sistema di sicurezza e prevenzione che funzioni davvero.
Chissà se un giorno vedremo davvero misure efficaci, o continueremo a celebrare il medesimo rituale ipocrita fatto di commenti vuoti, solidarietà di facciata e questa eterna danza tra vittime e colpevoli dove, quasi sempre, a farne le spese sono solo i più deboli.



