Milano sotto choc: ex collega trasforma l’ufficio in un set da incubo tra botte e violenza

Milano sotto choc: ex collega trasforma l’ufficio in un set da incubo tra botte e violenza

Per aggiungere un tocco di “realismo”, l’episodio sarebbe avvenuto lo scorso 14 aprile in una zona pedonale del nord di Milano, così tanto pedonale da essere curiosamente deserta al momento dell’infausto evento. I due – anch’essi ex colleghi, perché l’amicizia lavorativa è spesso un campo minato – avevano organizzato un incontro per motivi lavorativi, ma l’incontro avrebbe virato verso un copione molto meno professionale.

Ovviamente, come ogni storia che si rispetti, la vittima ha avuto la forza e il coraggio (che è sempre la parte dimenticata nei racconti tristemente abusati) di presentare querela, scatenando l’inevitabile macchina della giustizia che forse, questa volta, farà il suo corso.

Incredibilmente, il “protagonista” della triste vicenda è un cittadino tunisino, scoperto irregolare sul territorio nazionale. Dettaglio che, come da copione, deve essere menzionato con il massimo risalto, perché aggiunge quel tocco di stereotipo giudiziario che tanto piace agli amanti delle storie semplici e monodimensionali.

Al momento, il sospettato si trova in custodia cautelare in carcere, ma ricordiamoci che tutto è ancora agli albori del procedimento: la sua colpevolezza non è stata ancora sancita da una sentenza definitiva, quindi meglio non cantare vittoria troppo presto, ma nel frattempo abbiamo la certezza di una bella storia giudiziaria da raccontare agli amici ai barbecue dell’estate.

Un’aggressione che sembra uscita da un copione già scritto

In un mondo ideale, queste notizie dovrebbero farci riflettere seriamente sulle dinamiche di violenza, ma qui si rischia solo di annotare un altro capitolo del manuale delle banalità del crimine. L’aggressore è giovane, lanciato in una spirale fatta di schiaffi e minacce, e peggio ancora, una zona pedonale teorizzata come sicura si trasforma in teatro di un incubo. Ma dove erano i passanti? Probabilmente già intenti a scrollare i social o a ignorare il dramma che si consumava sotto il loro naso.

Non è che la cronaca – spesso sterile e asettica – ci sta abituando a questo? Sono quasi certa che tutti stiano già pensando alla prossima seconda serata in tv che racconterà la storia, aggiungendo un po’ di dramma e retorica, magari dimenticandosi il dopo, le vittime, la prevenzione e la vera giustizia.

Il gioco delle responsabilità e delle generalizzazioni

Non stupitevi se la nazionalità dell’indagato venga servita come condimento speciale al piatto già di per sé gustoso della violenza. In un’Italia sospettosa e divisa, basta un titolo e qualche dato scomposto per alimentare pregiudizi più che riflessioni serie. Naturalmente, questo accade soprattutto quando la presenza dello straniero nella cronaca nera viene sottolineata a dismisura, mentre viene ignorata – o giustamente dimenticata – la moltitudine di aggressori nostrani, con città e paesi ormai memori solo dei cliché più facili.

Nel frattempo l’iter giudiziario farà il suo percorso. Ricordiamoci però che condannare con la parola è facile, ma serve ben altro coraggio per rivedere politiche sociali, educazione culturale e prevenzione. E invece noi restiamo qui, a prendere appunti, commentare in rete e poi dimenticare tutto fino al prossimo fatto eclatante.

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