Finalmente è arrivato il momento tanto atteso: i lavori per completare la ciclabile sul famigerato ponte della Ghisolfa sono entrati nel vivo. Dopo settimane in cui pazientemente si è assistito alla creazione del tratto che va dalla cima del ponte fino a piazzale Lugano, il 3 giugno ha preso il via il cantiere sull’altra sponda, quella che da piazzale Lugano conduce verso Mac Mahon. E ovviamente il traffico si è incasinato di nuovo come previsto, come una ricetta consolidata per il caos automobilistico.
Il risultato? Code interminabili sul cavalcavia, un esperimento socialmente drammatico che aveva già fatto faville lo scorso aprile sull’altra carreggiata interessata dai lavori. Ma niente paura, l’assessore alle opere pubbliche Marco Granelli ha tranquillizzato tutti con la sua solita promessa da manuale:
“I disagi alla circolazione dureranno ancora una decina di giorni, ma sono un prezzo necessario per garantire la sicurezza dei lavoratori.”
Insomma, meglio un inverno di traffico congestionato adesso che… beh, maggior sicurezza all’interno del cantiere. Quanto tutto sarà finito, chi viaggia in auto potrà tirare un sospiro di sollievo e tornare alla tanto agognata normalità. Quella definita da Granelli come la possibilità per le auto di sgomitare su due file nella direzione verso Mac Mahon. Un dettaglio di non poco conto, in fondo si tratta solo di una metropoli che va in tilt ogni volta che spunta un cantiere.
L’assessore ha aggiunto, con quel tocco di comprensione che scalda il cuore:
“Comprendiamo il disagio di questi pochi giorni, ma è necessario per poter avere una soluzione di maggiore sicurezza per tutti, pedoni, bici, auto e filovia.”
Quando finirà la ciclabile? Prospettive e realtà
La buona notizia è che questo carosello infinito di impalcature e asfalto a metà dovrebbe concludersi entro l’estate. Entro quel periodo, infatti, il primo tratto utile per i ciclisti, quello che collega piazzale Lugano alla sommità del ponte e viceversa, sarà finalmente fruibile. Si tratta di una pista ciclabile bipartita, grazie a una coppia di corsie monodirezionali adeguatamente «protette» da cordoli, grandi – a loro detta – circa un metro e mezzo.
Quindi, in teoria, potremo assistere al miracolo di una città finalmente inclusiva, dove biciclette corazzate da protezioni si avviano maestose lungo il tragitto che da via Mac Mahon porta a piazzale Lugano, e viceversa. Una vera rivoluzione, soprattutto per chi ha sempre pensato che le bici fossero creature mitologiche della mobilità urbana.
Nel frattempo, però, vale la pena fare ancora un po’ di esercizio di pazienza (e forse di clacson), prima di poter pedalar serenamente senza rischiare di essere travolti da tote (auto, filovie, pedoni distratti).

