Milano ha deciso di regalare ai fumatori l’ennesima piccola vittoria, bocciando con entusiastico disprezzo una proposta di vietare del tutto il fumo nelle aree all’aperto. Già, proprio quelle zone dove attualmente è vietato fumare a meno di 10 metri da un altro essere umano: uno spazio che pareva, nei sogni di qualcuno, potesse diventare una zona franca dal tabacco. Ma non questa volta.
Il consiglio comunale, in un impeto di lungimirante contraddizione, ha infatti mandato a casa con un sonoro «no grazie» il punto specifico di un ordine del giorno targato dal gruppo ex lista civica Sala, ora semplicemente ribattezzato LaCivica. Primo firmatario? Il dottor Marco Fumagalli, medico e capogruppo, che evidentemente aveva osato chiedere un semplice divieto totale là dove oggi regna un confortevole “limite di distanza”.
La richiesta e la votazione, recita un copione tristemente prevedibile
La proposta, semplicemente audace, era di “introdurre un divieto assoluto di fumo nelle aree già coperte dal limite dei 10 metri”. Ma attenzione, come nei migliori drammi politici, il consiglio ha deciso di fare le cose con calma e stile: si è votato per parti separate, perché si sa, frammentare le decisioni aiuta a evitare decisioni scomode.
Il primo voto era caduto nel baratro della mancanza del numero legale, salvo poi essere rimandato, con ammirevole organizzazione, al 18 maggio. Solo allora tutti i punti hanno avuto la loro meritata attenzione, ma il risultato è stato fin troppo chiaro, quasi un “thank you, next” verso il divieto più radicato.
Il verdetto: l’estensione del divieto di fumo riceve un fragoroso «no»
Il risultato? Un’impietosa bocciatura con 13 voti favorevoli, 20 contrari e 7 astenuti. Solo alcuni valorosi consiglieri de LaCivica al gran completo (con Fumagalli in testa), più qualche curioso alleato del PD e dei Verdi. Ma la stragrande maggioranza, inclusi il centrodestra in blocco e molti nel centrosinistra, ha deciso di salvaguardare il sacro diritto di fumare all’aperto senza fastidi.
Spaesati o forse troppo impegnati a scaldare le poltrone, alcuni hanno optato per l’astensione, giocando la carta della “non troppo schierati ma pronti a tutto”. Persino qualche rappresentante del gruppo misto ha fatto sentire il suo “deciso” no. Notevole anche l’assenza di Francesca Cucchiara dei Verdi, che ha preferito non partecipare a questo importante appuntamento democratico.
Il dibattito: proibizionismo? Macché, è solo sano realismo… o forse no
Durante la discussione di lunedì, i toni si sono scaldatai mentre qualcuno si lasciava andare a definizioni da thriller politico. Daniele Nahum dei Riformisti ha esclamato che “il proibizionismo è tornato in quest’aula”, sottintendendo che forse una pandemia di buon senso stava per scatenarsi, ma il consiglio ha preferito mantenere la calma e il consueto immobilismo.
Gli sforzi di qualche mediazione si sono scontrati con la tenace resistenza di Marzia Pontone, che ha deciso di mantenere la proposta originale. La sua dichiarazione è stata da manuale della retorica politica: “La salute di bambini, anziani e persone fragili deve valere più del sacro diritto individuale a fumare in questi spazi.” Un argomento tanto ovvio quanto apparentemente rivoluzionario, visto come è stato accolto in tutta fretta.



