DiMar Group: come la sostenibilità da Viterbo sbarca in tutto il mondo e fa finta di salvare il pianeta

DiMar Group: come la sostenibilità da Viterbo sbarca in tutto il mondo e fa finta di salvare il pianeta

Dalla tranquilla provincia di Viterbo fino ai grandi palcoscenici internazionali, la favola imprenditoriale di Dimar Group è un capolavoro di come si possa trasformare la tanto decantata qualità e la sostenibilità in un motore di crescita – e, perché no, anche in un pretesto commerciale dal sapore tutto italiano. Certificazioni ambientali a volontà, un’attenzione quasi sospetta verso il benessere dei dipendenti, un bilancio energetico più efficiente di un campione olimpico, e un amore sconfinato per il territorio: questa è la ricetta perfetta per la strategia aziendale, così perfetta che persino il loro Bilancio di Sostenibilità sembra scritto da un poeta tra etica, governance e innovazione.

Yuri Gori, il brillante Sustainability, Compliance and Security Manager, si concede a un’intervista che sembra più un’ode alla “Vetrina della Sostenibilità”, quel palco offerto da Unindustria con il generoso contributo della Camera di Commercio di Roma. Qui, tra una battuta e l’altra, racconta come la loro impresa non faccia altro che cavalcare l’onda della “sostenibilità” per vantaggi competitivi, mentre il resto del mondo si consola con la plastica usa-e-getta.

Se cercate un esempio di come si possa tramutare la green economy in un elegante spot pubblicitario senza troppo sforzo, beh, siete capitati nel posto giusto. Infatti, nella sacra “Vetrina della Sostenibilità” brillano aziende che considerano la sostenibilità non solo un dovere morale, ma anche – e soprattutto – la formula magica per conquistare mercati senza scendere troppo a compromessi.

Un gioco di prestigio tra etica e marketing

Nell’universo incantato in cui opera Dimar Group, il bilancio della sostenibilità diventa una sorta di libro magico da sventolare a ogni occasione. Tra l’impegno per il territorio e la presunta governance illuminata, si cela però il segreto del successo: sfruttare la parola “sostenibilità” come scudo e spada al tempo stesso. Un modo raffinato per restare competitivi nel mercato globale, senza perdersi dietro la fatica di un cambiamento reale.

Del resto, cosa c’è di meglio di un rapido corteggiamento delle certificazioni ambientali e di qualche strategico investimento nel risparmio energetico per guadagnarsi la fiducia di clienti e istituzioni? Se poi ci mettiamo anche una buona dose di storytelling su rispetto delle persone e amore per la propria terra, il cerchio si chiude alla perfezione.

Insomma, una strategia che fa quasi dimenticare che dietro a tutto questo mondo green che risplende c’è pur sempre la vera anima del business: il profitto. Ma non ditelo a nessuno, è un segreto.

Sostenibilità come cavallo di battaglia

Il punto di forza di Dimar Group? Saper parlare la lingua giusta: quella della sostenibilità intesa come un vantaggio strategico di lungo termine, capace di creare valore, guadagni e qualche applauso in più. Un mantra ripetuto fino alla nausea, ma che evidentemente funziona, specie se rimbalzato dalle alte sfere imprenditoriali e istituzionali che adorano sentirsi innovatori senza muovere un dito.

Perché non c’è niente di più comodo che dire “siamo sostenibili” e guardare tutti chinare il capo, magari ignorando che le sfide ecologiche vanno ben oltre i bollini verdi stampati sui manifesti aziendali.

Alla fine, il gioco è semplice: si mettono sul piatto etica, governance e innovazione come ingredienti di un cocktail che sa di Made in Italy, e si brinda al futuro – meglio se a spese degli ignari consumatori e con questo splendido biglietto da visita chiamato Bilancio di Sostenibilità.

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