Preparatevi, Milano: venerdì 15 maggio ci sarà uno sciopero dei mezzi Atm, naturalmente ridotto per ovvie ragioni di “comodità” pubblica. Grazie alla gentile richiesta della prefettura, per garantire il tranquillo svolgimento del solito concerto targato Radio Italia in Duomo, lo stop durerà solo dalle 8.45 alle 15. Insomma, i mezzi di superficie e la metropolitana saranno fermi giusto il tempo necessario per far innervosire pendolari e turisti in modo calibrato e civile.
Il tutto è firmato Al Cobas, il sindacato che si autoproclama paladino contro ogni tentativo di liberalizzazione e privatizzazione del trasporto pubblico locale. La loro battaglia? Bloccare il progetto “Milano Next” e trasformare Atm in un’azienda speciale sotto il controllo del Comune di Milano, con affidamenti diretti e senza quella noiosa aria di concorrenza che invece rende sempre tutto più efficiente e competitivo.
Secondo questi rappresentanti dei lavoratori, la soluzione sarebbe tornare indietro nel tempo, riportando «sotto controllo pubblico» anche i servizi che oggi sono stati ceduti in appalto o subappalto. Perché evidentemente quando si parla di appalti, non si può che immaginare un panorama distopico di sfruttamento e inefficienza, dimenticandosi magari di domandarsi quali vantaggi verrebbero persi con una gestione esclusivamente pubblica e politicizzata.
Ovviamente, la sicurezza è un argomento sacrosanto: i conducenti sarebbero sempre più esposti ad atti di violenza. Al Cobas quindi reclama a gran voce sistemi di protezione passiva, il ritorno del distanziamento tra driver e passeggeri e, ciliegina sulla torta, il divieto di salire o scendere dalla porta anteriore. Probabilmente la soluzione migliore sarebbe viaggiare ognuno in una capsula di vetro, ma forse chiederebbe troppo.
Non manca la questione igiene. Eh sì, le vetture e gli ambienti di lavoro sarebbero sporchi e poco sanificati, secondo il sindacato. Un dettaglio che strappa un sorriso, se si pensa agli sforzi che fanno normalmente le aziende pubbliche per tenere tutto “pulito”, salvo poi scoprire che bastano pochi passeggeri indisciplinati per trasformare ogni bus in una zona da guerra batteriologica.
Passando alla dolce parte economica, la richiesta è di un aumento netto di 150 euro per dipendenti con parametri fino a 193, assolutamente “slegato dalla produttività”, perché si sa che quella è una parola grossa nelle aziende pubbliche dove il merito è solo un optional. Inoltre, si pretende la trasformazione immediata di contratti part-time in full-time per chi lo desidera: il sogno proibito di ogni lavoratore in cerca di stabilità, che però spaventa chi gestisce le finanze comunali.
C’è poi la punta di diamante delle lamentele operative: una cronica carenza di personale. Traduzione? Straordinari a raffica e ferie che rimangono solo un miraggio, con un sacco di residui da godersi magari quando meno te lo aspetti, tipo di notte o durante un picco di lavoro. Un bel quadretto che racconta la tormentata vita di chi si mette al volante per garantire l’illusione di un servizio pubblico efficiente.



