Che bello sentire ogni anno la stessa balla: le batterie allo stato solido stanno per rivoluzionare il mondo delle auto elettriche. Peccato che, come al solito, tra teoria e pratica ci sia un abisso. Il CEO di Lotus, quel gioiellino britannico che magari avete già scordato nella vostra lista delle auto sportive desiderate, ha deciso di gettare un po’ di acqua ghiacciata su queste illusioni da inventori di miracoli tecnologici.
La tecnologia delle batterie allo stato solido, oh sacro Graal della mobilità sostenibile, promette una densità energetica da fantascienza rispetto alle vecchie e stantie batterie agli ioni di litio. Pare che con queste batterie magiche potremmo finalmente sfrecciare verso il futuro elettrico con tempi di ricarica da favola e costi ridicoli. E invece siamo qui, ancora a parlare di speranze e promesse da qui al 2030 che sembrano più favole per ingolosire gli investitori che realtà industriali.
Il nostro eroe, Qingfeng Feng, il boss di Lotus, durante un summit sul futuro dell’auto organizzato dal Financial Times, ci ricorda gentilmente che non siamo proprio lì dietro l’angolo. Magari avremo queste batterie in produzione di massa tra “tre-cinque anni, o anche un decennio”, così per non sbilanciarsi troppo.
Qingfeng Feng said:
“Non è solo Lotus a lavorare su questa tecnologia; è Geely che guida la corsa allo sviluppo delle batterie allo stato solido. Hanno addirittura creato un centro ricerca e sviluppo dedicato, ma personalmente ritengo che ci vorrà ancora tanto tempo prima della produzione di massa.”
E non dimentichiamo che Lotus è proprietà di Geely, il colosso cinese che possiede anche posti di rilievo in Polestar, Volvo, Mercedes-Benz e perfino Aston Martin. Insomma, una bella telenovela orientale a sfondo automotive.
Una tecnologia che promette e poi tradisce
Ora, vi aspettereste che la magia delle batterie allo stato solido funzioni come una bacchetta magica, ma non è così semplice. Dimenticatevi la liquida comodità della batteria agli ioni di litio; qui il segreto dovrebbe essere un elettrolita solido, spesso ceramico. La teoria dice che è più sicuro, più potente, più economico… peccato che sulla carta tutto sia sempre più bello e perfetto che nella realtà.
Qualcuno si è anche messo a sperimentare soluzioni intermedie, le cosiddette batterie semi-solide, un ibrido tra elettrolita solido e liquido. L’obiettivo? Cercare di accontentare chi desidera la rivoluzione senza stravolgere troppo le catene di montaggio.
Feng sintetizza la situazione con un’analisi che definire candida è un eufemismo:
“La tecnologia non è ancora matura per produzioni di massa stabili e prestazioni coerenti. Sicurezza sì, problema risolto. Ma se aumento la velocità di scarica, la vita della batteria si riduce. Se invece vuoi far durare di più la batteria, ecco che la capacità di scarica cala. Un problema che non è stato ancora risolto.”
Tradotto dal politichese tecnologico: stiamo arrampicandoci sugli specchi, ma nessuno ha ancora la pozione magica per far funzionare queste batterie come promesso. Così si accumulano ritardi e promesse da marinaio che, a voler essere pignoli, somigliano più a un gigantesco bluff industriale che a un futuro luminoso.
Insomma, tra un annuncio e un altro, preparatevi a sfrecciare ancora per un po’ con batterie di vecchio stampo, mentre i guru delle batterie allo stato solido si esercitano nel momento esatto in cui devono dimostrare che il futuro è oggi. Spoiler: non è così.



