Ah, finalmente una notizia che fa scintille nel panorama culturale milanese: Eufemia Borraccia Brancato, la celebre sarta teatrale nata nel lontano 1919, avrà l’onore di un giardino a lei dedicato. Perché nulla grida più “riconoscenza immortale” di un pezzetto di verde nascosto tra due vie qualsiasi.
Si tratta dello spazio verde compreso tra via Rondoni e via Pompeo Neri, nella tanto specificata zona Frattini, perché se Milano è una metropoli caotica, almeno la localizzazione deve essere precisa al millimetro. La cerimonia, evento imperdibile nell’epoca dei garden party, è programmata per un’ora mattutina da brividi: le 10 del 7 luglio.
Che dire della decisione della giunta milanese? Evidentemente, tra una delibera e l’altra di ben altro spessore, hanno trovato il tempo per questo omaggio che, senza dubbio, cambierà per sempre la storia urbanistica della città. Ci chiediamo se in quella giunta qualcuno abbia mai chiamato un sarto teatrale “maestro dell’arte” o semplicemente “signora che cuce”.
Il valore storico e il tempismo perfetto
Che Eufemia Borraccia Brancato abbia contribuito in qualche modo al mondo teatrale è fuori discussione, ma trasformare uno spazio verde milanese in un monumento alla sua impresa sartoriale sa quasi di operazione di facciata. D’altronde, cosa c’è di più milanese che intitolare giardini per riempire uno spazio pubblico altrimenti inutilizzato?
Naturalmente, il tempismo è da manuale: a metà estate, quando tutti son già in vacanza o si preparano a partire, una cerimonia di intitolazione suscita tutto tranne che interesse popolare. Ma forse, è proprio questa la strategia: assicurarsi il minimo di pubblico e massimo di tempo per le polemiche postume.
Una dedica che fa riflettere
Un giardino dedicato alla sartoria teatrale dovrebbe essere un inno al dettaglio, alla cura del particolare, al lavoro oscuro ma essenziale dietro una produzione artistica. Eppure, questa scelta sembra più una mossa simbolica, un tentativo di mostrare “attenzione alla cultura” senza scomodare investimenti reali e azioni concrete.
Insomma, il verde pubblico milanese si arricchirà di una nuova perla. Peccato che la gran parte dei passanti probabilmente ignorerà la dedica, focalizzandosi sui soliti problemi cittadini: buche, traffico, manca un bar decente. Ma almeno ci sarà un giardino chiamato “Eufemia Borraccia Brancato” da utilizzare come esempio per quanto si possa osare in termini di «riconoscenza».
Ah, Milano, sempre pronta a celebrare l’insignificante con la solennità di un evento che, a conti fatti, rischia di essere un semplice spot elettorale mascherato da atto culturale. Ma va bene così, che il verde sia!



