Chi sarà il nuovo sindaco di Milano? Manca ancora un anno, ma la caccia al candidato di centrodestra è già entrata nella fase più entusiasmante: il nulla cosmico. Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, ha deciso di regalarci qualche perla dal microfono di Antenna 3, ma niente nomi, giusto qualche vaga aspettativa per tenerci svegli.
La scelta del candidato, spiega Fontana, deve basarsi su elementi altamente innovativi come l’avere “una certa esperienza nel presentare un progetto concreto di sviluppo della città”. Ossia, un politico o un civico, ma anche no, l’importante è che sia capace e abbia una personalità abbastanza volitiva da difendere i progetti che intende portare avanti. Una missione impossibile in una città che sembra spesso governata dal vento, ma oh, si spera.
Su tempi e modi, il nostro illuminato governatore si allinea al sermone del leader della Lega, Matteo Salvini, sottolineando che il nuovo candidato deve essere trovato «entro l’estate», perché «siamo già in ritardo». Evidentemente il tempo per le vanterie, gli slogan pomposi e i selfie c’è ancora, ma il candidato? Ancora scappa all’orizzonte.
Il candidato ideale? Un misto di canto, danza e visionario urbano
Secondo il sempre pragmatico Fontana, la primissima priorità è trovare «il personaggio» da candidare. Non uno qualunque, ovviamente. Deve poter «presentare un progetto» con tanto di proposta innovativa per Milano perché, dice, «la gente vuole sentire dalla voce del candidato che visione ha della città, che tipo di sviluppo vuole realizzare». Tradotto: non aspettatevi un elenco di interventi spot o un’agenda da politico 2.0, ma un manifesto che faccia venire i brividi di entusiasmo alle folle.
Ma non è finita: Fontana ci regala pure una ciliegina sulla torta, citando illustri predecessori come Formentini, Albertini e Letizia Moratti. Tutti e tre avevano «un’idea» e sì, si sono impegnati in «una certa direzione», cioè, in fondo, hanno lasciato qualcosa sul tavolo politico. A differenza degli «altri», cioè tutti quei meritevoli che, con una modestia commovente, «hanno raccolto quello che era già stato seminato». Un plauso per chi ha solo frugato tra le macerie delle velleità altrui, dunque.
Riassumendo: il candidato perfetto ha esperienza, personalità, visione innovativa e deve arrivare prima delle ferie estive, pena il giudizio spietato del popolo sovrano, che intanto si gode la trama avvincente di nomi invisibili e promesse al vento. Dopotutto, cosa c’è di più solido in politica di un piano fatto di nebulose ambizioni e di una buona dose di retorica?



