Ah, la favola moderna di Mette Marit, da ragazza madre a (quasi) principessa di Norvegia grazie al matrimonio con l’erede al trono della stirpe Haakon Magnus. Un racconto da sogno, se non fosse per la lunga lista di guai che sembrano perseguitarla come un film thriller a puntate: dal figlio condannato a quattro anni per violenza sessuale (sì, avete letto bene: il giovane rampollo da relazione precedente appena messo nei guai dalla giustizia) a quella scandalosa amicizia con il famigerato finanziere Epstein. Ma la vera sventura da affrontare ora è ancora più seria e silenziosa: una malattia polmonare che ha richiesto un intervento chirurgico d’urgenza.
La casa reale norvegese ci aggiorna con una sobrietà degna di una soap opera: «La principessa Mette Marit è stata sottoposta con successo a un trapianto di polmone». Non un “giorno X” da fiaba però, perché – udite udite – il Palazzo non può rivelare la data dell’operazione. Motivo? Un regolamento che impedisce di collegare donatore e ricevente per motivi di privacy, mica per scandaletti di corte.
Ora festeggiamo il lieto fine con la serena consapevolezza che Mette Marit dovrà convivere con un’ospedalizzazione lunga e una convalescenza altrettanto estenuante. Il professor Are Holm, stimatissimo primario di Pneumologia a Oslo University Hospital, ci rassicura che si tratta di prassi: monitoraggio, gestione delle complicazioni e riabilitazione. Insomma, niente di cui stupirsi se non fosse che la principessa combatte questa battaglia da addirittura otto anni, sin dal 2018, quando le è stata diagnosticata la famigerata fibrosi polmonare.
Degna di un dramma in tv, la sua condizione si è aggravata a tal punto che, durante il giorno della festa nazionale – il 17 maggio, Constitutional Day per chi non fosse aggiornato – Mette Marit è apparsa in pubblico con cannule per la respirazione. La diagnosi lasciava poche speranze: un mese di vita se non fosse stata operata tempestivamente. Così, nel bel mezzo della primavera, il 5 giugno è stata inserita nella lista d’attesa per un polmone compatibile, mentre il marito, Haakon, si prepara a una riorganizzazione delle sue giornate per fare da supporto alla consorte sofferente. Tutto nella norma, ovviamente, in una monarchia tanto moderna quanto drammatica.
Tra liste d’attesa e favoritismi… o forse no
E come ogni bella storia reale che si rispetti, ecco spuntare il sospetto – la parola del giorno – intorno alla regolarità della lista d’attesa. Perché tanto clamore? Il quotidiano Aftenposten non si lascia sfuggire l’occasione di indagare su chi precedesse la principessa nella corsa al fatidico polmone, scoprendo che, al momento dell’inserimento della nostra eroina nella lista, ben otto cittadini norvegesi attendevano lo stesso dono d’organo.
La risposta arriva da un luminare svedese, Jesper Magnusson, responsabile dei trapianti polmonari all’ospedale Sahlgrenska. Ed ecco la perla di saggezza senza tempo: nessuno riceve un trattamento di favore solo perché è “principe” o “principessa”. No, no, no: «La priorità viene stabilita in base alle necessità mediche, alla gravità della malattia, all’urgenza della situazione e all’idoneità dell’organo disponibile. Le valutazioni mediche guidano la definizione delle priorità». Semplice, lineare, quasi commovente nella sua impeccabile imparzialità.
Chissà se anche il popolo si accomoderà così pazientemente nelle file d’attesa, oppure sarà confortato dal sollievo di sapere che, in fondo, per la futura regina di Norvegia vale solo la legge della medicina e del destino, e non quella del lignaggio o degli amici influenti.



