Mercati petroliferi già brindano a una guerra Iran fuori gioco peccato che gli investitori potrebbero restare a bocca asciutta

Mercati petroliferi già brindano a una guerra Iran fuori gioco peccato che gli investitori potrebbero restare a bocca asciutta
Iran si risolverà in fretta, come se fosse una telenovela da quattro puntate. Peccato che gli analisti – quelli con la sfera di cristallo un po’ meno lucida – avvertono che tanto investitori quanto consumatori resteranno con in mano solo una bella fumata di illusioni.

Giovedì mattina i prezzi sono schizzati oltre il 3% dopo che Stati Uniti e Iran si sono scambiati qualche missile, facendo riesplodere il rinnovato clima di ostilità in Medio Oriente. Il Brent, quel puntale su cui tutti si basano per dare un prezzo internazionale, è balzato del 2,1% fino a $96,29, mentre i futures del West Texas Intermediate americano si sono tirati su sopra i $90 al barile dopo un incremento del 2,4%. Che sorpresa.

Callum Macpherson, capo commodities di Investec, ha ammesso candidamente che gli investitori sono praticamente persi nel tentativo di interpretare questi saliscendi selvaggi. Il mercato è sballottato tra segnali che arrivano da Washington e Teheran, che si smentiscono a vicenda con la frequenza di un reality show mal montato.

Da un lato, il mercoledì erano pure trapelate voci di un memorandum d’intesa, come se i due paesi avessero finalmente trovato un qualche terreno d’intesa. Ma poi è arrivata la Casa Bianca a smentire tutto con la stessa convinzione con cui si nega la realtà. E nel frattempo, ovviamente, i raid e le ritorsioni non danno segni di volersi fermare, mettendo a dura prova un cessate il fuoco che si regge in piedi solo con lo sputo.

Macpherson a questo punto ammette che al momento “il mercato si arrangia a modo suo”, ma il quadro completo è invece a dir poco insostenibile. Figurarsi.

Il caotico balletto del Brent

È difficile immaginare come un mercato possa restare stabile quando chi deve comprare, vendere o coprirsi dai rischi si trova immerso in questa sinfonia di promesse non mantenute e minacce implicite.

Macpherson ha segnalato che qualche nave sta ancora attraversando lo Stretto di Hormuz, quella via di mezzo vitale per il trasporto di petrolio mondiale. Però, normalità zero. Ci si può dimenticare il sogno di tornare ai prezzi “golden” da 60-70 dollari al barile che stavano lì, beati, prima che gli spari ricominciassero.

“La questione vera è se qualcuno può davvero credere che la guerra sia finita e che non ci sarà un’altra scintilla,” ha detto Macpherson, che nel frattempo consiglia di prepararsi a un’attesa forzatamente lunga, perché “i mercati ce la stanno mettendo tutta… ma hanno bisogno di una soluzione vera, e subito.”

Prezzi alti, speranze basse

Matt Britzman, analista senior di Hargreaves Lansdown, ha spiegato che quei prezzi di petrolio nella fascia bassa o media degli ’90 indicano chiaramente che questa crisi si porta dietro un “premio di rischio” a dir poco evidente.

Insomma, il mercato sembra oscillare tra il panico a breve termine per le ostilità appena riaccese e un’ostinata speranza che le parti in gioco vogliano evitare di interrompere definitivamente i flussi energetici.

Britzman conclude citando il quadro generale, che vede il greggio diretto verso una seconda settimana di ribasso. Tradotto: gli investitori ancora non scommettono sull’ipotesi catastrofica di una rottura totale. Amanti del brivido esclusi.

Un declino lento e prevedibile

Sim Moh Siong, stratega valutario di OCBC Group Research, ha gettato un po’ di acqua fredda su chi sperava in un rapido calo dei prezzi. Tehran ha ancora ogni carta per bloccare lo Stretto di Hormuz, e questa minaccia fa da zavorra, tenendo i prezzi ancorati a livelli elevati.

Tra i motivi che alimentano questa situazione c’è anche il danno alle infrastrutture, le scorte strategiche che tornano a crescere come se fosse la fine del mondo e un premio per il rischio strutturalmente più alto, che rende tutto ancora più “appiccicoso”.

Quindi, amara verità: chi spera in un sollievo nel prezzo del petrolio dovrà armarsi di pazienza… e magari di un pizzico di sano cinismo, perché questa pantomima bellica non si concluderà prima di aver ben drenato portafogli e tasche.

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