«Non siamo eroi, siamo sub». Ah, che modestia squisita quella di Patrik Grönqvist, speleosub finlandese che, insieme a Sami Paakkarinen e Jenni Westerlund, ha completato la parte più “delicata” dell’operazione alle Maldive: il recupero degli ultimi due corpi italiani persi nella grotta di Alimathaa. I cadaveri in questione? Nessun nome di fantasia, solo la biologa Muriel Oddenino e Giorgia Sommacal, figlia della professoressa Monica Montefalcone. Già, perché qualche giorno prima la stessa squadra aveva tirato fuori dalle acque anche i resti di Federico Gualtieri. Oggi, giusto per non lasciare nulla al caso, questi eroi delle profondità si preparano a un’altra unica ed irripetibile immersione: recuperare sagole, attrezzature e indulgere nella raccolta dati sulla conformazione della grotta, che sarà gentilmente messa a disposizione delle autorità maldiviane. E, se proprio la polvere dev’essere sparsa nel ventilatore, i pm di Roma potrebbero pure nominare Dan Europe come perito… così, per darsi un tono.
Tutti i dubbi di un disastro in diretta subacquea
Intanto, la teoria che le vittime siano state risucchiate da un qualche mitologico “effetto Venturi” è stata gentilmente liquidata dai nostri sub finlandesi: nonsense. Secondo loro, in quella grotta non esiste alcuna corrente abbastanza potente da trasformare un’immersione in un mancato ritorno. Pure Shafraz Naeem, il sub locale del posto, con mezzo centinaio di tuffi alle spalle proprio nella grotta di Alimathaa, conferma il concetto. Insomma, niente correnti misteriose, niente mostri marini, solo un disastro umano… o forse qualcosa di persino più moderno e banale.
Orientamento zero, attrezzatura da spiaggia: tragedia annunciata
Cosa rimane sul tavolo mentre tutti aspettano i verdetti delle GoPro, degli orologi e delle autopsie? Beh, per cominciare, le ipotesi più ovvie e meno glamour: perdita di orientamento. Entrati nella seconda parte della grotta, al buio totale e sollevando polvere sospesa, i quattro non avrebbero involontariamente girato verso l’interno invece di uscire. Poi c’è la seconda chicca: intossicazione da azoto, che evidentemente ha prodotto effetti ben poco amichevoli sulla lucidità del gruppo.
E qui arriva il colpo di scena da capogiro: il gruppo ha tentato queste immersioni da paura usando una dotazione da “recreational diver”, ovvero bombole standard da 12 litri, senza filo d’Arianna – quella magica sagola che ti aiuta a non perderti come un turista nella metro di Tokyo – e senza alcuna attrezzatura di emergenza. Che dire? Un capolavoro di buon senso e professionalità.
Come ciliegina sulla torta, Orietta Stella, avvocato del tour operator organizzatore della cruise scientifica, racconta che nessuno dei cinque italiani era munito di brevetto full cave, quello “alla moda” necessario per avventurarsi in quelle profondità. Secondo i documenti in suo possesso, insomma, questi esploratori radicali non erano altro che subacquei con qualche attitudine al suicidio.
Per quanto riguarda le autorizzazioni e la regia di tutto questo dramma? L’Università di Genova, che aveva già fatto sapere che certe immersioni non erano ufficialmente permettete nell’ambito di progetti di ricerca, ora si è trasformata in una statua di sale. Le dichiarazioni? Bandite, grazie agli avvocati.
Il rebreather: la magia tecnologica dei sub finlandesi
Ah, il rebreather, ovvero il gioiellino tecnologico usato da Grönqvist e colleghi: un sistema che ricicla l’aria espirata, permette immersioni più lunghe e, a quanto pare, più sicure di quelle a cui si erano affidati gli sfortunati italiani. Ma volete mettere? Non è affatto importante scegliere l’attrezzatura giusta, no no. Meglio rischiare con bombole da passeggiata e nessuna preparazione, per dare un po’ di pepe alla giornata.
E mentre i divers bravissimi e specializzati recuperano corpi e strumenti, noi non possiamo fare altro che prender nota di questa epica lezione di incompetenza mascherata da avventura scientifica. In attesa che i pm romani si pronuncino, la cronaca subacquea più mortale degli ultimi tempi continua a regalarci perle di tragicommedia Ready Made.



