L’Ue valuta di vietare ai suoi governi di affidarsi al cloud Usa per i dati top secret perché la sicurezza, si sa, è una moda passeggera

L’Ue valuta di vietare ai suoi governi di affidarsi al cloud Usa per i dati top secret perché la sicurezza, si sa, è una moda passeggera

Come se non fosse già abbastanza divertente, l’Unione Europea sta pensando di infilare un bel guinzaglio ai governi dei suoi stati membri per quanto riguarda l’uso dei provider cloud americani. Sì, proprio loro, quei fornitissimi giganti degli Stati Uniti che ora sembrerebbero un po’ troppo invasivi nel maneggiare dati sensibili pubblici. La Commissione Europea, quella che fa poco o niente ma quando si muove lo fa in grande stile, ha in programma di presentare il suo scintillante “Pacchetto Sovranità Tecnologica” proprio il 27 maggio, che sarà una raccolta di misure mirate a rafforzare – o almeno provarci – l’autonomia strategica digitale del blocco.

Fonti interne, rigorosamente anonime (non si sa mai che qualcuno si offenda), raccontano di un certo fermento nella Commissione per mettere limiti all’esposizione dei dati pubblici più delicati a quelle piattaforme cloud fornite da società extra-UE. Tradotto in parole povere: meno magia americana sui nostri dati segreti. Nel frattempo, i rapporti diplomatici con l’amministrazione di Donald Trump si sono fatti piuttosto pizzosi, alimentando richieste di diversificare l’approvvigionamento cloud, prediligendo soluzioni “made in Europe” per i carichi di lavoro più importanti. Giusto per non sembrare troppo dipendenti da chi magari un giorno potrebbe curiosare troppo nei nostri dischi rigidi.

Uno degli alti funzionari ha svelato che “l’idea cardine è definire quei settori che devono essere ospitati su infrastrutture cloud europee”. Tradotto con sarcasmo: se il dato è serio, se ne occupano solo i locali. Ma – ovviamente – non è tutto nero o bianco come diresti a un bambino: l’intenzione non è di mettere un divieto totale a quelle piattaforme straniere, ma di limitarne l’uso nella gestione dei dati sensibili del settore pubblico, a seconda del livello di riservatezza. Un passo delicato, cioè parlarne senza aver finito di scrivere il regolamento, un po’ come vendere la pelle dell’orso prima di averlo stanato.

Per farla breve: i giganti del cloud made in Stati Uniti potrebbero vedere qualche restrizione strisciante in settori sensibili e strategici all’interno delle amministrazioni pubbliche europee. Tra i dati più protetti ci sarebbero quelli finanziari, giudiziari e sanitari, roba da custodire sotto chiave nei server nostrani dotati di un certo “orgoglio sovrano”. Visto che parliamo di sovranità, sarà interessante vedere quanto pesa davvero questa parola magica quando si toccano gli interessi economici e politici delle grandi multinazionali.

Però attenzione, tutto questo gran parlare finora riguarda solo i dati gestiti dalle istituzioni pubbliche, niente di fatto per il settore privato. La cosiddetta “sovranità tecnologica” si limita a dettare legge agli enti pubblici – forse perché nel privato si è decisamente più liberi, o forse più sotto ricatto tecnologico, fate voi. Una volta presentato, il pacchetto dovrà passare sotto il vaglio di tutti e 27 gli Stati membri, perché si sa, nell’UE ogni cosa è un cerimoniale interminabile.

Il pacchetto comprenderà anche il cosiddetto Cloud and AI Development Act (CADA) e il Chips Act 2.0, due proposte farcite di buoni propositi per favorire soluzioni autonome e prodotti europei sia nel cloud che nell’intelligenza artificiale. Scrivendo così sembra fin troppo semplice, peccato che poi si rimanga in balia della burocrazia e delle mille discussioni annesse.

Un portavoce della Commissione ha commentato con la proverbiale modestia che “si tratta di un momento in cui l’Europa si sveglia e finalmente prende in mano la situazione”. Tradotto per i più cinici: si è fatto troppo poco per troppo tempo, ma adesso ce la mettiamo tutta a fare la voce grossa. Promettono anche opportunità più favorevoli per le offerte cloud sovrane, sostenendo l’ingresso sul mercato di una platea più variegata di fornitori di servizi cloud e IA, giusto per garantire qualche alternativa e non morire soffocati dall’oligopolio americano.

Un appello (tardivo) alla diversificazione

Al momento, le amministrazioni pubbliche europee utilizzano piattaforme cloud straniere – predominano quelle americane, ça va sans dire – per elaborare anche dati altamente sensibili come quelli sanitari e bancari, a patto che si rispettino le regole vigenti. Peccato che quella stessa dipendenza sia diventata una spina nel fianco con l’aggravarsi delle relazioni transatlantiche, specialmente dopo l’ingombrante intervento del 2018 con il Cloud Act, la legge americana che autorizza le forze dell’ordine a reclamare dati dall’estero indipendentemente da dove siano conservati.

Non proprio un dettaglio da poco, quando si parla di privacy, sicurezza e sovranità digitale. Nel gelo delle relazioni Europee-Usa, vari governi europei già da qualche mese vagheggiano soluzioni nate in casa o basate su software open source, aumentando persino i budget dedicati alla famosa “sovranità digitale”.

La Francia, per esempio, non ha perso tempo e ha annunciato l’introduzione di Visio, un sistema di videoconferenza sviluppato internamente e destinato a sostituire i soliti protagonisti americani tipo Microsoft Teams e Zoom. Ovviamente il sogno è che questo nuovo strumento sia onnipresente entro il 2027, così da abbandonare progressivamente i tecnosovrani d’oltreoceano.

Solo a gennaio, l’UE ha evidenziato di essere vittima di una “significativa dipendenza da paesi non comunitari nel settore digitale… una vulnerabilità che potrebbe trasformarsi in un problema serio, specie in settori critici”. Parole molto chiare, che però sono state accompagnate da scelte che fanno sorridere: ad aprile la Commissione ha assegnato un appalto da 180 milioni di euro a quattro progetti europei di cloud sovrano. Curioso però notare che uno di questi progetti preveda una partnership tra la francese Thales e… Google Cloud. Quindi l’autarchia digitale europea ha un sapore decisamente agrodolce.

Basti pensare a questa situazione: l’Europa critica la dominanza americana, ma poi si ritrova a finanziare un’alleanza con uno dei colossi statunitensi. Un momento di vera coerenza sovrana, senza dubbio.

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