Milano e l’Italia si ergono ancora una volta sul podio mondiale della ricerca, questa volta sul linfoma di Hodgkin. Lo studio internazionale di fase 1 denominato ‘Primavera’, presentato con grande clamore il 30 maggio al Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) di Chicago, ha scoperto la pillola magica: una nuova terapia mirata, l’AZD3470, che promette miracoli in circa il 50% dei pazienti con linfoma di Hodgkin recidivante o refrattario. Ma attenzione, non è tutto oro quello che luccica, anzi – si raggiungono risposte complete solo nel 35% dei casi alle dosi più alte e, sorprendentemente, senza nemmeno utilizzare la tanto temuta chemioterapia. E tutto questo in pazienti “pesantemente pretrattati”, che hanno già ballato con ben sei linee di terapia diverse.
Ovviamente, dietro questo spettacolo da standing ovation, c’è l’indispensabile zampino di AstraZeneca, che ha sponsorizzato lo studio e il cui volto noto è il ricercatore italiano Enrico Derenzini. Derenzini, direttore della divisione di oncoematologia all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano e associato di ematologia alla Statale di Milano, ha il piacere di annunciare che i due centri al mondo col maggior numero di reclutamenti provengono dall’Italia: il già citato IEO e l’Irccs Policlinico Sant’Orsola di Bologna. Tanto per ricordarci che, oltre alla pizza e al calcio, ci siamo anche in campo scientifico.
Un farmaco che agisce a suon di geni e enzimi: la rivoluzione epigenetica
Derenzini spiega la sceneggiata: la molecola AZD3470 colpisce il linfoma con un meccanismo definito “epigenetico”. Traduzione: modula l’espressione genica delle cellule malate. Ma non è finita qui, nel 80% dei casi la malattia non esprime una proteina chiamata Mtap, provocando l’accumulo di un metabolita, l’Mta, che blocca un enzima noto come Prmt5 – che, guarda caso, è proprio il bersaglio del farmaco. Un rompicapo biologico che, a quanto sembra, funziona se si parte dal presupposto che il difetto genetico cellulare rende queste cellule ancora più fragili al farmaco. Insomma, una performance da premio Nobel della medicina di precisione.
In poche parole, se già c’è un difetto, si spera che AZD3470 sappia sfruttarlo al massimo per fermare la proliferazione tumorale. Le cellule malate, già danneggiate, dovrebbero cadere come birilli di fronte alla molecola miracolosa. Un piatto ricco di scienza, e forse un po’ di magia.
Lo studio Primavera: un piccolo esercito di sopravvissuti
Lo studio ha coinvolto ben 68 pazienti, definiti “molto pretrattati”. Per chi non fosse esperto, si tratta di persone che hanno già provato di tutto: chemioterapia, immunoterapia, anticorpi conjugati – insomma, tutte le armi dell’arsenale oncologico. Nessuna speranza? Forse, ma ecco che arriva AZD3470 a tentare l’impresa impossibile.
Derenzini puntualizza che questo è il primo farmaco orale di questo genere a mostrare efficacia nel linfoma di Hodgkin recidivante o refrattario. Hanno testato ben otto differenti livelli di dose e, miracolosamente, il profilo di tollerabilità è “molto favorevole”. Nessuno stop precoce per effetti avversi, un dettaglio di non poco conto quando si parla di terapie oncologiche.
La ciliegina sulla torta? Per chi ha avuto la dose più alta, la risposta complessiva si avvicina al 60%, con il 35% di risposte complete. Una specie di jackpot terapeutico, degno di nota, ma che lascia dietro di sé un 65% di pazienti ancora orfani di cure efficaci. Bravi, ma non troppo.



