Ah, l’indignazione del giorno: Jannik Sinner, mentre mette piede al Foro Italico, decide di infilarsi nella polemica che sta incendiando il mondo del tennis, ovvero la questione “prize money” degli Slam. Tradotto: la fetta di torta degli incassi che dovrebbe spettare ai giocatori. Il nostro eroe, fresco di nomina a numero 1 del mondo, si sente in dovere di far sapere che “facciamo molto di più di quello che ci viene dato”. Eh, beh, grazie per la rivelazione, che generosità!
E non stiamo parlando solo delle superstar, ci tiene a precisare, ma dell’intera “galassia” di tennisti, come se fossero tutti sullo stesso carretto della rivoluzione. Una battaglia – ci tiene a sottolineare – persino per le “generazioni future”. Immaginate pure i piccoli virgulti che crescono sognando di essere pagati dignitosamente un giorno, almeno così promettono. Da bravo sindacalista improvvisato, Sinner ha persino firmato una lettera-denuncia con altri venti “big” del circuito, sparando contro i “gestori” degli Slam come fossero i nuovi cattivi della storia.
Nel frattempo, le divette del tennis femminile hanno minacciato il boicottaggio degli Slam, perché se non si grida ancora più forte, qualche rotella rischia di incepparsi. E in questa epica guerra di classe, Sinner torna a ribadire davanti ai microfoni degli Internazionali d’Italia che “non siamo mai stati così uniti, uomini e donne insieme per una causa giusta”. Che tenera favola, una squadra compatta contro… beh, chi? I “cattivoni” dell’organizzazione, ovviamente.
Sinner il sindacalista: “Disillusi dai montepremi degli Slam”. Le cifre della generosità
Ora, se qualcuno pensava che i tennisti degli Slam si stessero lamentando per spiccioli, sappia che le cifre in ballo sono tutt’altro che modeste. Ma come sempre, tra dichiarazioni altisonanti e numeri che sfuggono al pubblico casuale, la questione si perde nel solito teatrino fatto di pretese, grippe da star e un pizzico di vittimismo ben assestato. Lamentarsi perché “facciamo di più” può sembrare quasi una battuta, ma in realtà è il mantra perfetto per cavalcare il palcoscenico e accaparrarsi la simpatia del pubblico.
Il vero problema? Se anche i campioni si sentono “delusi” dai premi, figuriamoci il resto dei tennisti, quelli che non vengono mai sotto i riflettori ma che, dalle parole di Sinner, sarebbero parte di un coro unito. Chissà se questa unità riuscirà a tradursi in qualcosa di concreto o resterà solo un’ulteriore sceneggiata nell’eterna soap opera del professionismo sportivo.
Magari, per il momento, conviene solo assistere a questo scontro e godersi lo spettacolo: da una parte il glamour dei tornei più prestigiosi, dall’altra la eterna battaglia di chi vorrebbe un premio meno “generoso” ma sicuramente più equo. Nel frattempo, continuate pure a sognare che il tennis non sia solo fatica e sudore, ma anche solidarietà e giustizia. Magari ci scappa anche qualche firma di gruppo e, chissà, un selfie di protesta.



