Oh, che sorpresa! Israele ha deciso di giocare a nascondino lungo il confine con l’Iran, schierando truppe d’élite sotto l’egida del suo amatissimo Mossad in Azerbaigian orientale. Perché no? Dopotutto, far correre qualche agente segreto in giro per zone calde è un passatempo nazionale, quasi un hobby per Gerusalemme. La novità, invece, è che stavolta lo hanno fatto prima e durante il conflitto con l’Iran, giusto per non farsi trovare impreparati. Un grande gesto di generosità e trasparenza, se consideriamo che la notizia non è affatto fresca, dato che qualche indiscrezione la raccontava già come la sceneggiatura di un film di spionaggio di bassa lega.
Certo, spostare decine di soldati d’élite e l’immancabile elite di agenti del Mossad a una manciata di chilometri da Tabriz – anzi, a 96,5 km, precisissimi – ha il suo fascino. Volano droni dappertutto, perché un agente senza drone è come un caffè senza zucchero: insipido. Sembrava tutto molto carino: inizialmente loro dovevano solo aiutare qualche aereo abbattuto, perché mica fanno tutto loro, eh. Poi però si sono trasformati nelle orecchie e negli occhi invisibili, raccogliendo informazioni su chiunque e ovunque.
Ecco la ciliegina sulla torta: gli agenti erano già piazzati là quando in Iran la gente aveva l’ardire di alzare la voce contro il regime – roba da pazzi, direbbero – e pare che questa loro postazione abbia anche avuto un ruolo in qualche “operazione speciale”. Tipo quella del 4 marzo, che ha visto la meritata dipartita di Rahman Moqadam, comandante della Divisione Operazioni Speciali delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. Dovete sapere che questo signore non si limitava a reclutare e addestrare agenti ovunque (dentro e fuori l’Iran), ma aveva anche il compito di spiare politici israeliani e società militari sparsi per il mondo. Roba da Oscar.
Il giorno dopo, un attacco con droni si è abbattuto con grazia su un aeroporto nell’enclave azera di Nakhchivan, danneggiando un terminal e ferendo qualche innocente. Naturalmente, il presidente di Baku ha subito puntato il dito contro l’Iran, gridando “terrorismo” a tutto spiano, il quale ovviamente ha negato con veemenza – un classico gioco delle parti, come nei migliori drammi diplomatici.
Il 6 marzo, come per magia, il Servizio di sicurezza dello Azerbaigian ha clamorosamente sventato un complotto iraniano per colpire infrastrutture critiche e obiettivi israeliani ed ebraici. E, sorpresa delle sorprese, qualche settimana dopo Israele ha ammesso che era tutta un’operazione congiunta tra Mossad, esercito israeliano e il sofisticatissimo Shin Bet. Del resto, che razza di intelligenza sarebbe se non lavorasse a quattro mani?
Azerbaigian, quel paradosso geopolitico, non perde occasione per jonglare tra amicizie e inimicizie: è in ottimi rapporti commerciali con Israele, vendendo petrolio e comprando armi high-tech. Addirittura è stato il primo paese a mettere le mani sull’Iron Dome, quel gioiellino israeliano per difendersi dai razzi. Con l’Iran, invece, le cose sono più complicate – condividono qualche rotta commerciale, ma la vicinanza di Baku a Gerusalemme e Ankara fa sempre drizzare le antenne a Teheran. E oggi, ironia della sorte, l’Azerbaigian fa marcia indietro riguardo alle presunte infiltrazioni del Mossad nel proprio territorio. Chissà perché.
Fun fact: proprio al confine con l’Azerbaigian è volato via l’ex presidente iraniano Ebrahim Raisi, così, senza tante storie due anni fa. Il suo elicottero, partito da Kofa Arahisi e diretto a Tabriz, ha perso tracce sorvolando Jolfa, altro bel paesino di confine. Le condizioni atmosferiche? Eh, sì, il copione perfetto per un misterioso incidente. Nel disastro, l’allora ministro degli esteri Abdollahian e altri funzionari se la sono vista brutta, anzi peggio.
Raisi stava partecipando all’inaugurazione della diga di Giz Galasi: un’opera d’arte idraulica e diplomatica, l’ennesima collaborazione che mette in mostra come questi due stati non vedano l’ora di vantarsi di qualche progetto comune, anche mentre si sfregano alle spalle. L’ironia sulle tombe e le dighe rimane, come nei migliori drammi mediorientali.



