L’Iran, da sempre maestro nell’arte dell’ambiguità, ha finalmente deciso di alzare il sipario su una minaccia che da tempo aleggiava nei corridoi della diplomazia internazionale: se dovesse scoppiare una nuova guerra, non solo si limiterà a schierarsi, ma potrebbe persino arricchire l’uranio al fatidico 90%, quel piccolo dettaglio che rende magicamente una centrale nucleare un’arma atomica. E come se non bastasse, il portavoce della commissione per la sicurezza nazionale, Ebrahim Rezaei, ci informa che “ne discuteremo in Parlamento”. Ovviamente, c’è tutto il tempo di chiacchierare prima di fare qualche mossa azzardata.
Nel frattempo, sul fronte diplomatico si naviga a vista: da una parte, uno stallo surreale; dall’altra, Donald Trump si intrattiene con i vertici militari per valutare se riprendere i raid. Ovviamente, nessuna decisione drastica arriverà prima del summit in Cina con Xi Jinping, in programma per giovedì. Quel che è certo è che il tycoon userà ogni parola e ogni sguardo per convincere Pechino ad applicare tutta la sua influenza su Teheran. Come se non fosse ovvio che il tutto finirà in uno spettacolo di minacce diplomatiche e pressioni senza esito.
Nel frattempo, in un’alzata di creatività giudiziaria, Israele ha deciso di mettere su un tribunale militare speciale, sempre per il 7 ottobre, con in agenda nientemeno che la pena di morte. Un autentico festival della giustizia che lascia immaginare il clima di tensione alle stelle.
Trump e la guerra dei media: chi osa dire che l’Iran va avanti è un traditore
Donald Trump è tornato a dispensare perle di saggezza sulla guerra in Iran, questa volta scagliandosi contro i media che, a suo dire, stanno favorendo la causa nemica semplicemente raccontando una realtà scomoda: l’Iran starebbe sopravvivendo meglio di quanto ci piacerebbe ammettere.
Donald Trump said:
“Quando le ‘fake news’ raccontano che il nemico iraniano sta militarmente avendo la meglio contro di noi, si tratta di un atto di virtuale tradimento, data la totale falsità—e persino l’assurdità—di tale dichiarazione.”
Non contento di questa accusa così garbata, il tycoon rincara la dose, accusando quei media di “favorire e spalleggiare il nemico”, e di infondere false speranze in Teheran. Per le sue parole è tutto chiaro: sono semplici codardi americani che tifano contro il loro Paese. Da una parte l’intelligence, dall’altra la propaganda: un binomio irresistibile della politica moderna.
Insomma, chiunque abbia un minimo di senso critico si starà chiedendo se questa escalation di minacce nucleari e dichiarazioni esplosive non sia soltanto un gigantesco gioco di teatro geopolitico, dove ancor più che le bombe, a detonare sono le parole ben calibrate per tenere tutti con il fiato sospeso. Nel grande palcoscenico internazionale, scene di paura e di finta fermezza si intrecciano, mentre l’umanità osserva, incredula e spettatrice di uno spettacolo che sembra avere forse più a che fare con l’apparire che con il fare.



