Il solito colpo di scena: il killer del capo ultrà finalmente parla e noi che pensavamo fosse una leggenda metropolitana

Il solito colpo di scena: il killer del capo ultrà finalmente parla e noi che pensavamo fosse una leggenda metropolitana

Daniele D’Alessandro ha deciso finalmente di togliersi la zavorra della coscienza e ha ammesso l’omicidio di Vittorio Boiocchi, il celebre capo ultrà ex leader della Curva Nord dell’Inter, brutalmente ucciso il 29 ottobre 2022 a Milano. La confessione è arrivata con tutta la spontaneità di un eroe del processo, proprio la mattina di lunedì 25 maggio.

Con una sincerità che manco nei peggiori romanzi di formazione, D’Alessandro ha dichiarato di voler “porgere delle sincere scuse ai familiari di Vittorio Boiocchi”. Poi ha fatto il racconto da manuale del perfetto kamikaze del mondo ultrà:

“Marco (Marco Ferdico, ndr) mi disse che c’era la possibilità che prendessi parte a un omicidio. Non conoscevo Boiocchi. Mi chiesero di fare l’autista. Per me era un modo di guadagnare soldi facili per proseguire la mia vita fatta di eccessi. Con Marco avevo un rapporto di amicizia e senso di riconoscenza nei suoi confronti. Ero fuori dalle dinamiche della Curva e io parlavo solo con Marco”.

La dinamica da cinepanettone del delitto

La ricostruzione dell’omicidio è un capolavoro di tensione e confusione degna di un thriller di serie B. La sera fatidica, D’Alessandro racconta che si sono “diretti vicino al cancello d’entrata” in un quadro di “confusione totale”.

La tensione era alle stelle, le sensazioni contrastanti come in un dramma esistenziale, ed è qui che D’Alessandro, assumendo le redini della situazione, ordina a Andrea Simoncini di “scarrellare la pistola”. E quando Boiocchi scende dallo scooter, lui non si fa pregare e spara. Un’interpretazione tanto drammatica quanto cinematografica.

“Quando intuii che Boiocchi era arrivato dissi a Simoncini di scarrellare la pistola. Quando Boiocchi scese dallo scooter, mi avvicinai al palazzo e purtroppo esplosi i colpi”.

Il generoso compenso da autista-assassino

Ovviamente, questa impresa non poteva passare inosservata e non ci si aspettava che ce la facesse gratis. Sul compenso, la versione di D’Alessandro è da standing ovation per chi sperava in un pagamento milionari:

“Io non andai a chiedere la somma precisa. Mi vennero date piccole somme prima dell’azione e poi 5-6 mila euro quando scesi in Calabria dopo. Sono arrivato fino alla cifra 15-16 mila euro”.

Morale della favola, se vuoi un sicario fai da te che non sappia neanche chi sta uccidendo, magari uno che pensa più alle serate bruciate che alla lucida pianificazione, preparati a pagare un compenso da happy hour avanzato. Evidentemente, per gli specialisti del settore ultrà, i soldi son soldi comunque.

E così si srotola l’ennesima pagina del favoloso mondo degli ultras, dove amicizia, droga, e arresti si fondono con il glamour delle pistole e della violenza a richiesta. Un cocktail perfetto per qualsiasi aspirante autista-assassino che voglia un posto al sole… o in galera.

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