Il delirio dell’AI manda alle stelle queste azioni europee in una corsa senza freni

Il delirio dell’AI manda alle stelle queste azioni europee in una corsa senza freni

Prendiamo quindi la compagnia di macchinari per la produzione di chip Aixtron che ha fatto un balzo del 189% da inizio anno. Non da meno è Technoprobe, che produce attrezzature per la fabbricazione di chip e ha guadagnato il 129%, mentre la casa di chip STMicroelectronics si è lanciata con un +133% nel 2026. E non poteva mancare Nokia, ex regina dei telefoni che, reinventatasi regina dell’IA, ha visto il suo titolo schizzare del 108%.

Negli ultimi anni la corona dell’AI è rimasta saldamente nelle mani di aziende americane e cinesi, veri pionieri nei modelli più all’avanguardia e nei chip più potenti. Ma ora che la fame di capacità di calcolo aumenta, gli investitori si stanno allargando, abbracciando i cosiddetti “abilitatori”. Parliamo di aziende che si occupano di data center, networking, attrezzature per chip, oltre a soluzioni per energia, raffreddamento e software. Così, le aziende europee riescono a far sentire la loro presenza, come spiega Fabio Bassi, capo strategia cross-asset di J.P. Morgan.

Fabio Bassi ha detto:

“In Europa, la scarsità aumenta il fenomeno. Ci sono poche AI pure-plays grandi e liquide, quindi i flussi si concentrano in un piccolo gruppo di proxy percepiti come AI, che combinano domanda reale legata all’AI con posizionamenti affollati.”

Un boom… tutto europeo?

Prendiamo Aixtron, tedesca specializzata in attrezzature avanzate per depositare strati ultrafini di materiali sui wafer di silicio (sì, un’arte decadente chiamata “deposizione”). Il suo titolo è schizzato di oltre il 300% negli ultimi 12 mesi, seconda solo a un colosso farmaceutico nel Stoxx 600. Persino Citi ha aumentato il target price del 66% ad aprile, entusiasta delle crescenti richieste e margini gonfiati grazie all’IA. Per loro, l’IA è la musa ispiratrice delle previsioni 2026.

Altro sorriso dalla STMicroelectronics, che gioca su più tavoli: dai semiconduttori per la transizione a 800 volt (una tecnologia che promette di farci risparmiare energia nella lunga marcia verso il futuro), a componenti ottici per data center pronti a viaggiare a velocità ultrarapide. Brian Colello, analista senior di Morningstar, ci tiene a farsi sentire:

Brian Colello ha detto:

“Lo sviluppo dell’IA consuma semiconduttori di ogni tipo, il che fa ben sperare per STMicroelectronics e i suoi pari.”

Non possiamo dimenticare Nokia, l’impareggiabile ex campione dei cellulari che ora lucra sul fornire hardware chiave per l’infrastruttura AI. Offre le reti usate dai data center di IA, insieme a componenti ottici. La sua acquisizione di Infinera all’inizio dello scorso anno l’ha piazzata tra i maggiori fornitori di apparecchiature di networking ottico al mondo. Inoltre, un colosso come Nvidia ha sborsato un miliardo in azioni Nokia a ottobre, facendo impennare il titolo del 22% nel giro di poco.

Nel frattempo, l’italiana Technoprobe si dedica alle probe cards, quei delicati interfaccia elettromeccanici usati per testare wafer di silicio. A maggio la Bank of America ha promosso questa azienda con un buy, prevedendo una crescita robusta degli utili grazie all’aumento della domanda legata alle GPU (le potentissime schede grafiche indispensabili nel mondo dell’IA). Tra l’altro, l’indice Stoxx Europe Total Market Semiconductor ha visto un +84% quest’anno, contro un modesto +3% del Stoxx 600.

Per ora, i vincitori AI sono chi fornisce l’infrastruttura, ma dalla prossima curva potrebbero essere le aziende che direttamente implementano l’IA a fare il botto. Pensate a software, fintech, sanità, robotica. Colello si sbilancia con una visione tanto ottimistica quanto naif:

Brian Colello ha detto:

“Dato che ogni paese vorrà sfruttare l’IA nella propria lingua, immagino vincitori locali sparsi per il globo.”

Ma l’Europa rimane indietro

Celebrare qualche azione europea non vuole dire che il continente sia diventato la nuova Silicon Valley. Gli ostacoli regolatori sono enormi e rallenteranno di molto la diffusione dell’infrastruttura AI in Europa, spiega Martin Szumski di Morningstar. Le leggi europee non sono una passeggiata, e sotto il cappello dell’EU AI Act, la burocrazia e le restrizioni sembrano essere priorità superiori rispetto all’innovazione.

Martin Szumski sottolinea:

“Ci sono restrizioni sulla rete elettrica, blocchi sui nuovi data center e una legislazione rigida. Semplicemente, in Europa non si trovano facilmente terreni superiori a 500 acri con le infrastrutture di energia e acqua necessarie per un data center AI.”

Per ora, insomma, i veri vincitori nella corsa AI sono quei pochi fortunati che vendono principalmente negli Stati Uniti.

Fabio Bassi avverte:

“È troppo presto per interpretare le mosse recenti come prova di una rinascita tecnologica europea. Quello che vediamo è piuttosto un canale ristretto che trasmette domanda reale di espansione di data center a poche aziende europee in grado di tradurre questa domanda in profitti.”

Insomma, il miracolo europeo dell’IA sembra più un’effimera bolla di prestigio che una rivoluzione epocale. Ma non perdiamo la speranza: forse un giorno vinceremo la partita AI non per merito nostro, ma perché qualcuno ci insegnerà come farlo.

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