Che sorpresa! Il presidente finlandese Alexander Stubb ha avuto l’ardire di proporre un’espansione galattica dell’Unione Europea da 27 a ben 40 membri, perché, si sa, più siamo e più ci crediamo potenti. Ha pronunciato queste parole durante una conferenza energetica a Helsinki, lasciando intendere che il momento per “pensare in grande” è adesso, prima che la finestra di opportunità si chiuda più velocemente di quanto si possa dire “burocrazia europea”.
Ovviamente, Stubb non si è limitato a citare le solite candidate dell’Est Europa, ha pure lanciato nomi esotici come Regno Unito, Canada, Turchia, Norvegia e Islanda. Sì, avete capito bene: dopo un’uscita traumatica dal club, il Regno Unito si sarebbe addirittura candidato a rientrare. Forse in modalità “parenti poveri”, ma insomma, devono pur stancarsi di stare da soli.
Già, perché con l’amministrazione Trump che fa yoga politico (anche una guerra è consolante), e la crisi ucraina che impazza, Stubb sembra pensare che tutti stiano finalmente risvegliandosi dal torpore sovranista. Peccato che “quando la guerra finirà, e magari l’amministrazione americana cambierà” tutto tornerà come prima, con tanto di ombrelle che si apriranno sull’immancabile “inutilità” dell’allargamento.
“L’autonomia strategica europea, o potere geopolitico europeo, spesso dipende da dimensioni e scala” ha declamato Stubb, ignorando probabilmente che la burocrazia europea cresce in modo inversamente proporzionale all’efficacia politica.
Il presidente ha auspicato un’Unione capace di accogliere anche Paesi non propriamente europei, e si è lanciato in doppi passi di immaginazione: Canada come il 28° stato UE, piuttosto che (orrore) un “51° stato degli Stati Uniti”. Si percepisce la batosta politica lecca-lecca al Trump, il quale non ha mai nascosto il suo sogno di inglobare la nazione nordamericana. Anzi, non ha perso occasione di rilanciare lo spot “51° stato!” su Twitter, appena Canada è entrato in recessione tecnica. Evviva la serietà.
Da parte sua, Alexander Stubb si è anche preoccupato di ricordarci che nessuno osa più parlare seriamente di Turchia, un dettaglio marginale, certo, visto che si sta parlando di un Paese nato sul confine tra Europa e Asia, chiave di volta nelle questioni di sicurezza continentale. Ma no, meglio ignorarla: “Se è per sicurezza, la Turchia deve stare il più vicino possibile”. Poi, tanto per non farsi mancare niente, si sono ricordati pure dei Balcani Occidentali, ovvero il “posto più bollente in Europa”, dove il cocktail tra Serbia, Kosovo, Albania, Montenegro e Macedonia del Nord pare perfetto per un’altra stagione di confusione diplomatica.
Da non dimenticare Islanda, indecisa se buttarsi o no nella piscina bollente dell’Unione, con un referendum che riempie di passioni i piccoli ma fermi spiriti nordici. Norvegia, invece, sembra ancora troppo occupata a fare i conti con la rivalità tra Stati Uniti e Cina per decidere se buttarsi o meno in questo enorme club di burocrazia e promesse vaghe.
Insomma, la ricetta di Stubb per l’Europa del futuro è un mix ironico di “facciamo grande la famiglia”, “prendiamoci tutto e anche chi non è proprio dei nostri” e “memoria corta”. Ma chi guiderà questo ipotetico carrozzone da 40 o più membri? Lui stesso non ne ha idea, ma l’importante è alzare la voce e far finta di pianificare.
Quindi, mentre le lancette scorrono e le crisi si accumulano, ricordiamoci che l’Unione Europea potrebbe presto somigliare più a un circo accogliente che a un blocco politico-coeso. Ma, come dice il nostro presidente finlandese, “pensare in grande” è necessario – anche se la grandezza a volte suona più come un’accozzaglia di aspirazioni confuse che come un progetto concreto.



