Il boss di Commerzbank giura battaglia per salvare i poveri azionisti nella guerra contro UniCredit

Il boss di Commerzbank giura battaglia per salvare i poveri azionisti nella guerra contro UniCredit
Commerzbank è pronta a difendere i propri piccoli e preziosissimi azionisti in mezzo a una battaglia da film d’azione degna di un cinepanettone bancario contro UniCredit, la banca italiana che sogna di prendersi tutto. Parola della CEO tedesca Bettina Orlopp, che venerdì, con la sua tipica gentilezza teutonica, ha fatto sapere che Commerzbank resta aperta alle chiacchiere con UniCredit – ma solo a patto che la banca milanese non si dimentichi di quanto sia granitica e affidabile la loro strategia da solista, roba da lasciare il pubblico a bocca aperta in qualsiasi nuovo round di negoziati.

Nel frattempo, Commerzbank si vanta humblebrag style con un profitto operativo trimestrale di ben 1,36 miliardi di euro (non male per un lunedì di pioggia) e si è fissata il modesto obiettivo di un rendimento netto sul capitale tangibile del 21% entro il 2030. Nientemeno. Nel frattempo, per fare quadrare i conti, pensa bene di sfoltire l’organico con circa 3.000 esuberi. Efficienza al massimo.

Le azioni di Commerzbank, tuffandosi nel mercato come una rockstar in caduta, hanno perso il 2,6% nelle contrattazioni mattutine, mentre quelle di UniCredit si sono tirate un po’ indietro con un -1,9%. Un triste balletto di numeri, insomma.

Bettina Orlopp ha bacchettato UniCredit per la sua proposta di ristrutturazione di Commerzbank, definendola poco più di uno scherzetto per sottovalutare la potenza del modello di business tedesco. E va bene, ma quel che probabilmente fa più ridere è la completa assenza di dettagli su come intendano integrare la banca tedesca con la loro controllata bavarese, HypoVereinsbank. Elementare, no?

Parlando con CNBC, Orlopp ha twittato dal vivo:

“Data la nostra strategia indipendente e il potenziale in crescita che oggi mettiamo sul tavolo, ci aspettiamo un premio – e i nostri azionisti dovrebbero esigerlo. Siamo qui per difendere i loro interessi.”

E come se non bastasse, ha aggiunto con un pizzico di sarcasmo tedesco degno di Berlino Est:

“Pochissimi dettagli sull’integrazione con HVB… nessun chiarimento sulle sinergie paneuropee, quelle stesse sinergie che senza un’unione bancaria europea formale restano praticamente un miraggio.”

Insomma, la sinergia paneuropea sarebbe “tough to realize”, un modo elegante per dire: «Non ci crediamo neanche noi, quindi abbiate pazienza».

Un’apertura… a modo loro

Niente paura, dice Orlopp: Commerzbank è “assolutamente aperta” a ulteriori conversazioni con UniCredit. Peccato che il prezzo da pagare sia un po’ above market: un bel premio da mettere in tasca agli azionisti, perché sappiamo tutti quanto adorano mettere subito le mani profonde nelle tasche. “Ci aspettiamo che ci sia la volontà di riconoscere i punti di forza del nostro modello, e soprattutto un adeguato premio per i nostri azionisti,” ha chiosato.

UniCredit, com’era prevedibile, possiede già il 28% delle azioni di Commerzbank e punta a superare il fatidico 30%, quell’asticella regolamentare che genera l’aspettativa di una scalata vera e propria. Il tutto mentre circolano voci – rigorosamente non commentate da Orlopp, perché il mistero fa sempre scena – che il governo tedesco, con il suo 12% di partecipazione, potrebbe aumentare la posta in gioco con qualche manovra da dietro le quinte.

Secondo Orlopp, la posizione di Berlino non è motivata da semplici questioni di affetto verso Commerzbank: si tratta di proteggere il prestigioso mittelstand, quel complesso di piccole e medie imprese che formano la spina dorsale dell’economia tedesca, e che rischierebbe di essere stritolato da una conquista italiana poco gradita. Magia della geopolitica finanziaria.

Per concludere, lunedì i soci di UniCredit hanno approvato l’emissione di 470 milioni di nuove azioni, che potranno essere offerte come moneta di scambio per la scalata definitiva a Commerzbank. Insomma, il cocktail è pronto.

Andrea Orcel, CEO di UniCredit, ha irritualmente ammesso a CNBC che probabilmente non otterranno il controllo assoluto, ma che la pressione esercitata finora ha convinto il management tedesco a rivedere tutto, a puntare più in alto, e a cambiare le carte in tavola “in meglio”. Un complimento camuffato da frecciatina? Probabile.