Gruppo San Donato, famiglia Rotelli si libera dai debiti con un colpo da maestro di maxi dividendo

Gruppo San Donato, famiglia Rotelli si libera dai debiti con un colpo da maestro di maxi dividendo

Immaginate quindi il 2025 come l’anno in cui la capogruppo operativa si è svegliata con un cospicuo assegno da 267 milioni di euro. Da che cosa è stata generata questa cifra? Da un inspiegabile colpo di bacchetta magica? No, da un semplice e banale af-fàre sanitario che qualcuno, con grande arguzia, ha deciso di chiamare gestione degli “utenti solventi”.

Questa massiccia cedola ha fatto miracoli: ha eliminato l’esposizione bancaria senza alcuna fatica e, come se non bastasse, ha fornito una liquidità da far invidia a qualsiasi tesoriere ereditario. Il fortunato privilegio è spettato agli eredi di Giuseppe Rotelli, che probabilmente avranno brindato a champagne d’alta classe, mentre i semplici “non solventi” restano a rincorrere la sanità buona a metà.

Naturalmente, dietro a questo miracolo economico si aggira il nome scintillante del Policlinico San Donato e dell’ospedale San Raffaele. Quelli che, a sentire le voci di corridoio, non guadagnano dai pazienti comuni, ma da quelli “solventi” o dalle tanto amate convenzioni, che talvolta sembrano più delle licenze poetiche per fare cassa.

Il magico mondo delle convenzioni sanitarie

Le convenzioni, cari lettori, sono quelle belle alleanze tra pubblico e privato che davvero fanno miracoli: creano profitti milionari mentre la sanità pubblica continua a languire nelle sue solite liste d’attesa eterne. Perché mai dovremmo stupirci se un ospedale che si vanta della propria eccellenza riesce a far girare centinaia di milioni trasformando pazienti in contanti?

Nel loro gioco di prestigio, i cosiddetti “pazienti solvibili” diventano una categoria d’élite privilegiata. La selezione naturale della sanità privata, dove i soldi sono la ricetta più efficace. Pensateci: mentre si parla di universalità e diritti, loro fanno affari d’oro, il che è una meraviglia di coerenza.

Dati, soldi e tante domande senza risposta

I numeri ufficiali, spesso confezionati con cura certosina, ci raccontano belle storie di incassi milionari, di bilanci in attivo e di picchi di produttività da far impallidire la concorrenza. Peccato che, in questa favola, la parte meno raccontata sia il destino del paziente medio, quello che non può pagare o che si affida a un sistema che sembra ormai un supermercato in cui non tutte le corsie sono accessibili.

Eppure, nessuno si scandalizza troppo. L’equilibrio pare essere chimato «gestione intelligente», mentre sviluppi preoccupanti come l’aumento delle disparità sanitarie vengono accantonati sotto il tappeto, probabilmente per lasciare spazio alla prossima grande cedola da staccare.

Insomma, il 2025 porta un dono: una pioggia di milioni che risolve problemi finanziari prioritari e arricchisce eredi privilegiati. Ma lascia intatto il vero tema di fondo: chi cura davvero il malato in un sistema così ben oliato a colpi di magia contabile?

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