MONTECARLO. Ovviamente, per chi non mastica il mondo patinato della Formula 1, dichiarare che Kimi Antonelli abbia “qualcosa di speciale” è quasi un eufemismo da premio Nobel. Ieri, Max Verstappen lo ha detto candidamente, e pure Lewis Hamilton ha annuito come a dire “già, non è un segreto”. Questi due qua, insieme, hanno collezionato 11 titoli mondiali — mica bruscolini — e ora vedono il giovane campione italiano puntare dritto a infilarsi nel loro club d’élite. La strepitosa pole position del ragazzo bolognese è stata l’incipit melodico di una sinfonia perfetta in pista e perfino una tosse di Senna sembra affacciarsi sul palco, ché a Montecarlo il fantasmino del brasiliano è sempre dietro l’angolo. Ovviamente, nessuno sta insinuando paragoni sconsiderati, sarebbe follia totale. Però il 19enne ha semplicemente obliterato la concorrenza giro dopo giro, come se fosse una passeggiata al parco, attuando alla lettera l’ordine dal box: “Aprire un gap il più largo possibile”. Obiettivo centrato con relativa dose di umiliazione gratuita inclusa, visto che ha doppiato pure George Russell, compagno di squadra sulla Mercedes, al penultimo giro. Poi, naturalmente, non poteva mancare un’altra corsa dopo la bandiera rossa causata dal botto di Charles Leclerc, che ha riportato tutti in linea come a scuola prima dell’interrogazione.
Due facce, nessun sorriso: il dramma delle Ferrari
La gara delle Ferrari è stata un vero e proprio thriller psicologico: dominavano il “Gran premio degli altri” con Hamilton davanti al compagno di squadra, un doppio podio che avrebbe fatto felici tutti, tranne i tifosi del Cavallino che hanno visto svanire ogni sogno contro il muro crudele all’esterno della curva Rascasse. Il nostro eroe monegasco, Leclerc, si è scatenato in un monologo di insulti e frustrazioni radiofoniche dopo il doppio pit-stop che la squadra aveva deciso durante la safety car entrata per l’incidente di Lance Stroll. Il pit orchestrato dal box era fatto per far scontare a Hamilton i famigerati 5 secondi di penalità per eccesso di velocità in corsia, ma per il povero Charles è stato un affronto: “Perché non mi avete lasciato fuori?”, ha chiesto mesto.
Ecco la risposta che più si addice a un film drammatico da Oscar: l’intenzione – chiara come il fango – era mantenere le posizioni iniziali. Ma il buon Leclerc non si è certo trattenuto dal pretendere una spiegazione. Quell’esplosione di nervosismo culminata con il lancio del volante e una scusa da manuale galeotto (“Non me la sento di prendermi la colpa, questi freni…”), sembra più una pièce teatrale che una gara. Il fatto che un pezzo di asfalto abbia deciso di disintegrarsi proprio nel punto fatale non sembra aver convinto l’autore del disastro: “Se i freni funzionavano, sarei comunque passato lì senza problemi”, ha detto, odiando il concetto di scuse, ma accogliendo la consapevolezza che nulla poteva salvare la sua corsa. Per fortuna, ha promesso di rivedere la scelta dei freni per la prossima gara, come se bastasse cambiare un dettaglio per evitare il disastro totale.
Riguardo alle sue ansie sul doppio pit-stop, la sua agonia è stata chiara: “Temevo di dover rallentare troppo in corsia e prendere un’altra penalità, e le gomme erano comunque ancora buone. Il doppio podio sarebbe stato perfetto, ma la realtà è finita contro il muro e non ho parole”. Belle parole, encomiabili, ma inutile comfort per un finale tragicomico.
Una nuova gara, uno show già scritto
La bandiera rossa, quella che di solito serve a ristabilire ordine tra barriere rotte e detriti vari, ha dato vita a una nuova gara. In questo secondo atto, il podio è temporaneamente occupato da Isack Hadjar, ancora sotto investigazione, perché nulla è mai semplice nel circo della F1. Ma per Kimi, dalla seconda partenza non c’è stata storia: ha gestito con maestria Hamilton e si è preso ciò che il destino e il talento gli avevano già assegato.
Alla prima partenza, pur avvantaggiato dall’uscita di scena prematura di Verstappen, tradito dal motore proprio alla prima curva, Kimi ha sudato ogni goccia del suo talento con un ritmo inarrivabile. Un secondo al giro più veloce di tutti: applausi, magari:**questo è il modo con cui si conquista il quinto successo di fila**, il quarto su quattro ottenuto partendo dalla pole.
Kimi Antonelli è diventato così il terzo italiano a vincere a Montecarlo dopo Riccardo Patrese nel 1982 e Jarno Trulli nel 2004. Ormai un autentico dominatore, non solo della gara, ma anche della classifica mondiale: dal 2012, anno della rivoluzione nell’assegnazione punti, nessuno si era mai preso un vantaggio così esorbitante dopo sei gare.
Un distacco di 68 punti su Russell, secondo in graduatoria, oltrepassato anche da Hamilton che è a -66 punti, nonostante l’umiliazione del “drive-through” per non aver scontato i suoi 5 secondi di penalità. Dopo una gara di pura sofferenza, Russell ha chiuso 14°, mentre Kimi, con gomme fresche, ha continuato a macinare tempi da sogno.
Inarrestabile, infallibile. Se questa non è gloria, qualcuno ieri deve aver perso il senso della misura.



