Gli Usa minacciano l’Oman tra sanzioni e show militari: chi ha finito le idee?

Gli Usa minacciano l’Oman tra sanzioni e show militari: chi ha finito le idee?
Rasool al-Adham dal lungomare del porto Sultan Qaboos, a Muscat, capitale dell’Oman. Perché non c’è nulla di più rilassante che assistere a un possibile assedio diplomatico dall’ammirabile pace del Golfo Arabico.

La gloriosa amministrazione Trump, quell’esempio inesauribile di calma e diplomazia, ha deciso di scaldare gli animi con minacce rivolte a un fedele alleato a lungo termine come Oman. Sembra che la caricatura dello “svizzero del Medio Oriente” stia per diventare la star di un nuovo dramma geopolitico, e non c’è niente di più divertente di vedere come un paese che ha sempre predicato neutralità si ritrovi a poco a poco vittima di un gioco molto poco neutrale.

Collocato strategicamente sulla costa sudorientale della penisola arabica e a un brusio navale dalla sponda iraniana del famigerato Stretto di Hormuz, Oman è sempre stato un validissimo tramite nelle crisi regionali. Già, perché nel grande spettacolo del confronto tra Stati Uniti e Iran, con una spruzzata di Israele come spettatore interessato, Muscat ha sempre avuto un ruolo più diplomatico che bellico. Ma i tempi cambiano, e con loro anche il copione.

Il segretario al Tesoro Scott Bessent si è concesso un momento da predicatore sul monte social giovedì scorso, minacciando sanzioni severe — ovviamente in modalità aggressiva, perché mica si scherza — contro Oman, se si fosse azzardato a collaborare con l’Iran per mettere in piedi un sistema di pedaggio nello Stretto di Hormuz. Uno stretto che, ricordiamo, gestisce più o meno il 20% del traffico petrolifero mondiale. Insomma, roba da nulla.

Bessent ci ha tenuto a precisare con enfasi teatrale su X (il social che tutti adorano):

“Particolarmente Oman dovrebbe sapere che il Tesoro USA colpirà aggressivamente qualsiasi attore, diretto o indiretto, che faciliti questo pedaggio e i partner non si salveranno.”

“Tutte le nazioni dovrebbero rifiutare qualsiasi tentativo dell’Iran di interrompere il libero flusso del commercio.”

Ecco, meno di ventiquattr’ore dopo, è arrivata la perla del giorno da Donald Trump in persona. Interpellato da un reporter durante una riunione di gabinetto sul delicato problema della sorveglianza di Oman e Iran sul traffico nello Stretto, il presidente ha risposto senza mezzi termini:

“Oman si comporterà come tutti gli altri, altrimenti li dovremo bombardare. Lo capiscono bene. Staranno benissimo.”

Oltre all’infantile garbo, ci siamo subito messi a cercare un commento da un portavoce del ministero degli Esteri omanita. Nulla, silenzio tombale. Nel frattempo, Iran, abituato a peregrinare tra la gestione congiunta e la dominazione assoluta, se la prende con filosofia ricordando che una cosetta tipo “gestire insieme lo Stretto” non significa affatto “mettere i pedaggi”, anche se di certo non rinuncerà a tirare le fila del controllo della via più strategica del petrolio mondiale.

Un cambio di tono francamente sorprendente

Secondo esperti politici, queste improvvise minacce a un alleato economico e di sicurezza così fedele hanno il sapore di un colpo di scena clamoroso, ma anche un tantino disperato. Brian Katulis, ricercatore senior presso l’Middle East Institute di Washington, ci racconta che Oman è un pezzo fondamentale del puzzle nello Stretto di Hormuz solo per la sua posizione geografica — sponda occidentale, ecco il perché di tanta attenzione.

Katulis sottolinea inoltre che Oman coltiva da sempre una politica di apertura e stabilità nel flusso di petrolio e merci, ammantandosi del cliché del “Svizzero del Medio Oriente” — un mediatore diplomatico, che parla con tutti e cerca di mantenere buoni rapporti con qualunque regime o potenza.

Il nostro esperto non manca di ironizzare subito dopo, spiegando che le minacce di Trump verso Oman non sono altro che un teatro della disperazione causato dalla sua incapacità di ottenere risultati con l’Iran. Insomma, tanto rumore per nulla, solo parole da troll in cerca di applausi in rete.

L’avvertimento shock e la tanto annunciata follia

Mehran Haghirian, direttore del think tank economico Bourse & Bazaar Foundation, definisce questa minaccia come un “evento unico” nella storia recente degli Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo.

Haghirian spiega che la provocazione arriva in risposta a rapporti recenti (leggi: pettegolezzi diplomatici) secondo cui Iran e Oman starebbero progettando un nuovo sistema di “controllo condiviso” sullo Stretto, sicuramente meno brutale di un pedaggio, ma altrettanto incisivo perché, ricordiamo per chi ha memoria corta, il controllo geografico è una cosa che nessuno nelle vicinanze potrebbe mai contestare davvero.

Poi il nostro esperto si sbilancia un po’, sostenendo che l’esuberante sberleffo del presidente sarebbe figlio di un personale astio verso il ministro degli Esteri omanita Al Busaidi, colpevole di una mediazione diplomatica comunque sgradita.

Naturalmente non si fa attendere la richiesta di una presa di posizione ufficiale da parte degli stati del Golfo per condannare questo affronto verbale dal sapore quasi slapstick.

Nel frattempo, senatori americani come Chris Murphy non possono far altro che fustigare pubblicamente l’emozionale leader:

“Minacciare di bombardare Oman, un alleato degli USA e mediatore nelle trattative con Iran, dimostra come questa guerra sia ormai fuori controllo. Vivono in uno stato di panico costante, sbagliando continuamente.”

Dal quartier generale della Casa Bianca, invece, ancora nessuna replica ufficiale, come se i sassi parlanti abbiano più voce.

Nel frattempo, buttiamoci pure la notizia – ma con il consueto scetticismo – che USA e Iran avrebbero raggiunto un accordo per estendere la tregua e rimuovere alcune restrizioni sul passaggio nello Stretto di Hormuz. Peccato che Trump non abbia ancora firmato e che i media statali iraniani abbiano già smentito la conclusione dell’intesa.

Insomma, tra minacce di bombardamento e gestioni condivise, sembra proprio di essere davanti a una soap opera dal finale più incerto di un reality show.

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