Brambilla beccata a intascare 8.500 euro per sessanta secondi, ma davvero le fatture erano tutte in regola?

Brambilla beccata a intascare 8.500 euro per sessanta secondi, ma davvero le fatture erano tutte in regola?

Un «socio storico» del Enci (l’Ente nazionale cinofilia italiana) ha recentemente «scoperto» una prodigiosa perla di gestione finanziaria: questo stesso ente sborsava la modica cifra di circa 8.500 euro per ogni mini-rubrica pubblicitaria nel programma televisivo “Dalla parte degli animali”, condotto da Michela Vittoria Brambilla. Ovviamente, ogni episodio di queste rubriche durava poco più di un minuto, così, tanto per intascare senza far fatica.

Ovviamente, questa non è una fine in sé, ma solo la ciliegina sulla torta di un’inchiesta che puzza di false fatturazioni e evasione fiscale Iva. Il tutto riguarda, tra gli altri, proprio la deputata di Noi Moderati, che si sarebbe messa in tasca poco più di 900mila euro nel triennio 2020-2023, soldi destinati—casualmente—a finanziare la produzione del programma.

Piccoli dettagli, grandi sproporzioni

I prodi pm Antonio Pansa e Giancarla Serafini ci regalano dettagli da capogiro. Attraverso la testimonianza del suddetto socio storico, Gaetano Turrini, emerge chiaramente che la spesa dell’Enci per sponsorizzazioni è quantomeno esagerata rispetto allo spazio concessole in trasmissione.

Turrini, con la calma di chi legge semplici bilanci (con un occhio da investigatore, pare), afferma: «Dal bilancio consuntivo 2021 risulta che l’Enci ha investito 240mila euro per 28 rubriche, una per ogni puntata. Ogni rubrica costava quindi circa 8.500 euro, e durava poco più di un minuto». Una cifra da capogiro, soprattutto se si considera la minima esposizione mediatica ricevuta.

Non pago di questo ritratto già interessante, Turrini ha avuto anche il coraggio di definire tale operazione «un investimento del tutto insensato», parole pronunciate nell’assemblea annuale del 2024. E qui già si pregusta il trionfo della razionalità contro l’incomprensibile gestione dei fondi pubblici.

Difesa o magia?

In un perfetto equilibrio di balletti dialettici, la difesa di Brambilla, cavalcata dall’avvocato Mario Zanchetti, snocciola una versione tutta sua, sostenendo che le fatturazioni sono merce di scambio per prestazioni «reali». Pare che il lavoro come conduttrice del programma si possa pagare a peso d’oro senza dolersi troppo delle incongruenze.

E per chi ancora avesse dei dubbi sulla trasparenza e chiarezza della vicenda, il legale ci ricorda che i redditi della stessa onorevole sono pubblici, trascinando così il discorso nel regno ineffabile della “trasparenza parlamentare”. Fascino, mistero e contraddizioni, tutti serviti in salsa istituzionale.

Insomma, si naviga a vista tra cifre astronomiche per minuscoli spazi pubblicitari, con alla guida chi dovrebbe garantire che i quattrini pubblici siano usati con senno. Un copione che si ripete, con un tocco di farsa e dramma combinati, degno di uno spettacolo più televisivo che politico.

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