Il testo della delibera è una vera e propria ode alle preoccupazioni civiche di chi teme i botti non solo per l’ordine pubblico, ma per la salute e il benessere di una serie di “soggetti deboli”. Tradotto: anziani, bambini e ovviamente animali, che – si sa – non godono dello stesso trattamento di chi si diverte a far esplodere la propria frustrazione con qualche scintilla. Come se i problemi del mondo non sufficessero, viene introdotto un allarmismo pirotecnico degno di una tragedia greca.
Il divieto che abbraccia tutto e tutti (tranne chi ha la buona parola)
Con un tocco di geniale totalitarismo burocratico, il consiglio ha introdotto nel Regolamento di polizia urbana un nuovo articolo che vieta l’uso di “materiale esplodente e pirotecnico” vicino a praticamente ogni punto di interesse umano e animale: persone, animali, luoghi di ricovero, ospedali, case di cura, scuole, condomini, abitazioni, siti di interesse comunitario, aree naturalistiche, oasi, spazi verdi e persino luoghi pubblici destinati agli animali. Insomma, se c’è un posto dove potresti anche solo pensare di far scoppiare qualcosa, vietato. Ovviamente, c’è la classica deroga “per eventi specifici o manifestazioni autorizzate”. Quindi sì, puoi ancora scatenarti, purché qualcuno abbia dato il via libera e abbia firmato in triplice copia.
Nel solito esercizio di buona volontà urbana, un emendamento obbliga pure a organizzare incontri di sensibilizzazione nelle scuole. Perché nulla dice “educazione civica” meglio di un bel corso su quanto è pericoloso accendere un petardo accanto al cane di casa.
Le multe: un regalo a chi si azzarda
Il pezzo di teatro amministrativo prevede pure pene pecuniarie che, da un minimo di 50 euro a un massimo di 200 euro, dovrebbero dissuadere i trasgressori. Una cifra che sembra più un bonus per chi decide di trasgredire, considerato il piacere che il fracasso porta ai più temerari. Troppo poco per essere davvero severi, o forse volutamente misurato per non fare troppo rumore, ironia della sorte.
Ecco quindi l’ennesima prova che a Milano si può vietare tutto e il contrario di tutto, purché non si perda mai di vista la via più burocratica, moralista e ovviamente poco concreta per affrontare i problemi. La sgradevole sensazione è che di botti nessuno voglia davvero privarsi, ma almeno far finta di combatterli fa tanto “impegno civico”.



