Che spettacolo meraviglioso a Montecitorio: un presidio in difesa della gloriosa Global Sumud Flotilla ha fatto sentire la sua voce fino alle sei di sera con cori struggenti, cartelli accattivanti e richieste politiche tanto urgenti quanto probabilmente destinate a restare nel limbo dell’inefficienza parlamentare. Ovviamente, la missione è diretta verso la sempre agitata Gaza, perché niente dice “pace” come navigare in acque tempestose e piene di tensioni internazionali.
All’uscita della Camera, alcuni onorevoli si sono trovati a partecipare non volentieri allo show: sono stati bonariamente contestati da chi aveva fatto della protesta uno sport olimpico. E, perché non rendere il tutto più pittoresco, in un momento di geniale follia, è volata anche un po’ di vernice rossa contro la polizia, quel corpo sempre tanto amato da chi predica la non violenza. Un dettaglio che aggiunge un tocco di colore, letteralmente, a questa scena di alta democrazia.
Questa mobilitazione si iscrive con orgoglio nell’ambito delle tante iniziative solidali nate come funghi dopo la clamorosa rivelazione delle intercettazioni israeliane in mare, che ha scatenato un’ondata di indignazione tanto prevedibile quanto egualmente effimera. Insomma, un classico esempio di come la realtà si pieghi alle esigenze del teatrino politico contemporaneo.
Sergio Mattarella ha deciso di intervenire a gamba tesa, mostrando il suo lato più umano e meno istituzionale, prendendo posizione sulle umiliazioni subite dagli attivisti della Flotilla da parte di Itamar Ben Gvir, il ministro che ha deciso di riscrivere il significato di “trattamento civico”.
Sergio Mattarella ha detto:
“Un trattamento incivile, un livello infimo da parte di un ministro. Questi atteggiamenti sono inaccettabili e vanno condannati senza esitazioni.”
Parole forti, che però rischiano di perdersi velocemente tra le pieghe di una politica internazionale che sembra più uno spettacolo circense dove tutti, prima o poi, recitano la parte del giullare. In ogni caso, la faccenda è servita a ricordare che anche dall’alto delle istituzioni si può scomodare qualche parola dura, mentre sotto si continua a giocare a ping pong con la diplomazia, fra la retorica e l’ipocrisia.
Il paradosso della solidarietà selettiva
Non ci stancheremo mai di sottolineare l’incredibile paradosso di chi si schiera in prima linea per la libertà e i diritti, ma che in realtà si perde facilmente tra le nebbie degli interessi geopolitici, gli egoismo nazionali e, perché no, qualche ambizione personale da palcoscenico. La Flotilla si trasforma allora in un simbolo di una solidarietà che sembra spesso più esibizionismo che azione concreta, una vetrina per chi è alla ricerca di un consenso facile.
Il bello, o il brutto, è che la gran parte di questi coraggiosi paladini della giustizia sembra poi dimenticarsi di altre situazioni altrettanto drammatiche, ma evidentemente meno redditizie in termini di clamore mediatico. Che dire? La solidarietà a orologeria è la nuova frontiera dell’impegno politico.



