Chi l’avrebbe mai detto che dietro l’angolo della provincia di Milano si nascondesse un impressionante modello di business criminale tanto efficiente quanto pronto a sfidare il concetto stesso di “tempo libero”? Un’organizzazione a piramide perfettamente oliata, che ha trasformato lo spaccio di droga in un’industria 24 ore su 24, con turni di lavoro minuziosamente calendarizzati e una clientela che sembra aver sottoscritto un abbonamento fedeltà. Davvero da manuale, o meglio da romanzo di formazione della malavita moderna.
I valorosi carabinieri della Compagnia di Pioltello hanno fatto crollare questa macchina da guerra con l’operazione “Satellite 2”, che ha travolto intere province, da Milano a Monza Brianza. Supportati dagli amici della Compagnia di Abbiategrasso e dai rinomati specialisti dell’Aliquota di Primo Intervento, hanno finalmente messo le mani addosso a tre cittadini egiziani, accusati con una precisione chirurgica di associazione a delinquere e traffico di sostanze stupefacenti. Un trio che, a quanto pare, dirigeva un impero tanto redditizio quanto blindato.
Intercettazioni e telecamere: il Grande Fratello contro la droga
Le indagini, degne di un thriller tecnologico, si sono basate su intercettazioni ambientali, telefoniche e una fitta rete di videosorveglianza all’avanguardia. Così, la “Sezione operativa” di Pioltello è riuscita a mappare i dettagli di un’organizzazione che si potrebbe definire militare, se non fosse per la sua illegalità. Al vertice di questa piramide, ecco il boss stratega che non solo pianificava e riorganizzava le piazze di spaccio attorno a Milano, ma controllava anche i canali di approvvigionamento e la circolazione dei soldi, ovviamente con il piglio di un CEO geniale.
Subito sotto di lui, c’erano i fedelissimi, incaricati non della semplice manutenzione, ma della “ossi crisi” della rete spaccio: la calendarizzazione dei turni di lavoro dei “pushe” – termine elegante per definire una banda di spacciatori a chiamata, pronti a consegnare cocaina e hashish praticamente in ogni ora del giorno e della notte. Una rete degna di qualsiasi corporation high-tech, solo con target decisamente più criminale.
I numeri del business: droga, soldi e arresti
Ovviamente un’organizzazione così efficiente non poteva non generare un fatturato da capogiro. Durante le indagini, i Carabinieri sono riusciti a bloccare tre pusher in flagrante, sequestrando prima 4 chili di hashish, una manciata di cocaina (50 grammi), e l’immancabile cassa del giorno, ovvero 2.000 euro in contanti – quella stessa cifra che di solito si trova nei bar all’aperitivo, ma qui molto più illecita.
Durante l’epilogo dell’operazione, il blitz sugli appartamenti ha svelato ben altri 11mila euro in contante, il ricavato fresco fresco delle ultime attività di spaccio. Soldi che, adesso, invece di circolare tra consumatori e spacciatori, sono nelle mani delle autorità.
I tre protagonisti di questa incredibile epopea criminale hanno, per l’ennesima volta, aperto il sipario delle celle carcerarie, dove continueranno a far compagnia a giudici e investigatori durante la lunga attesa della giustizia. Il procedimento è ovviamente ancora in fase preliminare, perché si sa, nel mondo degli affari – anche quando illegali – la burocrazia ha sempre un ruolo da protagonista.



