Finalmente l’Europa si sveglia: ecco le nuove regole per rimandare a casa i migranti (o almeno provarci)

Finalmente l’Europa si sveglia: ecco le nuove regole per rimandare a casa i migranti (o almeno provarci)

In base al compromesso raggiunto, quando le autorità nazionali competenti decidono il rimpatrio di un non cittadino UE che soggiorna illegalmente in uno Stato membro, questi deve abbandonare immediatamente o entro un termine prefissato il Paese in questione. Come sempre, una formalità che speriamo vada liscia senza intoppi.

Obbligo di collaborazione e i dolci piaceri della detenzione

E se l’ospite indesiderato si spostasse da uno Stato membro a un altro? Niente paura: si ricomincia con un nuovo periodo di detenzione. E per i più fortunati, gli Stati membri potranno imporre obblighi di presentazione regolare o di abitare in luoghi specifici. Ah, e non dimentichiamoci delle alternative “leggere” come garanzie finanziarie o il magnifico braccialetto elettronico.

Ovviamente, per i minori non accompagnati e le famiglie con bambini la detenzione è una “soluzione di ultima ratio”, da usare solo per il tempo strettamente necessario e tenendo in considerazione il “miglior interesse del minore”, che è sempre un po’ soggettivo a convenienza.

Accordi con paesi terzi: la UE fa il girotondo delle promesse

Le nuove regole prevedono anche la cosiddetta possibilità di trasferimenti – attenzione, esclusi minori non accompagnati – verso Paesi che, per l’ennesima volta, si impegnano ad accettare le persone rimpatriate. Questi accordi, denominati “return hubs”, si potranno stipulare solo con Stati terzi che (sempre, ovviamente) rispettino i diritti umani, il diritto internazionale e il principio di non-refoulement. E come in ogni perfetto sistema burocratico, gli Stati membri devono avvisare la Commissione e gli altri Paesi UE prima che questi accordi diventino operativi. Perché la trasparenza è la chiave, no?

Applicazione delle decisioni di rimpatrio tra Stati membri: il futuro è il “European return order”

Le decisioni di rimpatrio saranno accumulate in un’imperdibile “European return order”, consultabile tramite il Sistema Informativo Schengen in tutta l’area Schengen. Uno Stato membro potrà tranquillamente riconoscere ed eseguire una decisione di rimpatrio emessa da un altro Stato o, come quando c’è troppa confusione, deciderne una nuova. La Commissione, fedele alla sua promessa di “efficacia”, si impegna a fare un check entro due anni per valutare se il sistema funziona davvero e potrebbe – udite udite – proporre nuove regole, compresa la tanto attesa riconoscenza obbligatoria delle decisioni di rimpatrio in tutta la UE.

Entrata in vigore: quando e come?

Il regolamento, appena pubblicato, entrerà in vigore subito. Alcune disposizioni – tipo i return hubs, la valutazione dell’età dei minori e la dimensione esterna dei rimpatri – saranno operative immediatamente. Le altre, quelle che ovviamente richiedono qualche passaggio preparatorio (non vorremmo mica che la burocrazia si annientasse del tutto), inizieranno a essere applicate dodici mesi dopo.

Malik Azmani, relatore olandese di Renew, ha sintetizzato con la proverbiale modestia del politico:

“Dopo quasi vent’anni, le regole UE sui rimpatri avevano urgente bisogno di riforma. Il nostro obiettivo era semplice: un sistema di rimpatrio efficace, giusto e funzionante, con un testo legalmente solido. Abbiamo preso la responsabilità e lavorato intensamente per trovare un compromesso. La collaborazione con la Commissione e il Consiglio è stata ottima. L’ultima questione ancora in sospeso era l’entrata in vigore delle regole. Per il Parlamento era essenziale che si attuasse rapidamente, e abbiamo combattuto duramente per questo. La cosa più importante è che l’Europa fornisca un sistema credibile e praticabile.”

Naturalmente, per non farci mancare nulla, è prevista una conferenza stampa con Malik Azmani a Bruxelles, il 2 giugno, ovviamente aperta solo agli accreditati o via streaming. Per gli amanti della trasparenza, il Parlamento ha assicurato che sarà tutto registrato e disponibile. Dopotutto, come si dice, “chi tace acconsente”.

Il prossimo passo? La solita formalità: dopo i soliti giri nei palazzi di Parlamento e Consiglio, solo allora queste mirabolanti norme potranno finalmente entrare in vigore. Altrimenti, niente rimpatri rapidi e efficaci, ma solo eterni annunci e qualche bella dichiarazione a uso e consumo dei media.

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