Fan in rivolta e la risposta che nessuno voleva sentire

Fan in rivolta e la risposta che nessuno voleva sentire

Un concerto sold out con 80mila persone all’ippodromo Snai La Maura di Milano. Sembra la ricetta per un evento da urlo, vero? Beh, per il live di Cesare Cremonini del 10 giugno è stata invece una serata memorabile… per tutte le ragioni sbagliate. Tra disagi logistici da manuale e un afflusso caotico, la kermesse ha fatto infuriare migliaia di fan che, invece di lasciarsi trascinare dalla musica, si sono ritrovati a fare maratone interminabili in fila e a tentare di capire come entrare in quell’area chiamata via Lampugnano.

All’ingresso si sono viste code chilometriche e, ovviamente, migliaia di persone aggrappate alle transenne, che a orario di apertura dello show – roba da non crederci – erano ancora fuori a guardare il nulla. Il concerto, naturalmente, è partito puntuale, lasciando perplessi tutti quelli ancora dietro le barriere.

Una fan, con la vena filosofica di chi ha già dato, ha condiviso su TikTok la sua odissea: “Sarò sfigata io, ma non ho potuto né vedere né sentire niente.” Alle 21, orario ufficiale d’inizio, fuori c’erano ancora almeno 30mila anime digitali disperate. Quando finalmente l’incubo ha lasciato spazio all’ingresso, la situazione è degenerata in una scena degna di un film: “Per entrare la gente correva, spingeva e scavalcava i controlli” – così ha raccontato quella stessa fan, probabilmente in preda a una sana dose di trauma.

Il caos non è stato solamente fisico, ma anche mediatico. A peggiorare la situazione, l’atteggiamento trumpiano di Cremonini che, secondo le indiscrezioni, avrebbe bloccato sui social chiunque osasse lamentarsi: un monologo senza possibilità di contraddittorio, che di certo non ha migliorato il già desolante clima.

Segnalazioni di problemi di sicurezza non sono mancate: 80mila è un numero sicuramente pieno di dignità, ma forse un po’ troppo affollato per una location che faceva però di tutto per far sentire qualcuno (tanti) esclusi. Soccorritori in affanno? Come in una gara di sopravvivenza, ma senza premio alla fine.

La strabiliante replica di Cremonini: quando il pubblico è più egoista degli artisti

Il cantante non si è limitato a ignorare le lamentele, no, ha deciso di rispondere direttamente, prendendosela pure un po’ con chi pagava il biglietto. Una replica da manuale, piena di quell’algido distacco da star che si crede oltre ogni critica.

Cesare Cremonini ha detto:

“Ho dato tutto quello che avevo sul palco, sentivo che sarebbe stato l’ultimo concerto a Milano di queste dimensioni per un po’ di tempo! So che voglio tornare a far parlare di musica e dischi e del cuore, slegandoli dai numeri. Non so quando e dove ci rivedremo Milano, ma sarà molto presto e occhi negli occhi, perché tu sei il punto di partenza e mai di arrivo. Vi amo.”

Ma non finisce qui, perché il momento più esilarante è stato quando ha sfoderato la sua teoria sul pubblico moderno, spiegando sostanzialmente che, rispetto a cinquant’anni fa, oggi i fan soffrirebbero dello stesso ego smisurato degli artisti – una trovata geniale per mettere a tacere le critiche.

Cesare Cremonini ha aggiunto:

“Pensa che questi concerti li facevano anche 50 anni fa senza schermi, senza una passerella da 100 metri e con la tecnologia audio dei nostri nonni. Il pubblico non sentiva un c***o ma capiva cosa stava accadendo. Oggi il pubblico ha lo stesso ego degli artisti. Per questo voglio fermare questa macchina. Il concetto di grande evento è stupendo ma porta fuori strada rispetto alla musica attuale.”

Tradotto per i più distratti: se non ti sta bene la marea umana, il frastuono e il caos, forse sei troppo egoista come i performer. Che poi, ricordiamolo, lui è lì che “dà tutto” sul palco, mica un organizzatore di eventi con due dita di cervello.

Ovviamente, i social si sono scatenati tra chi difendeva la sacra figura del cantante e chi, invece, ha stritolato l’organizzazione per incapacità cronica, magari invitando a ricordare che i soldi per il biglietto li avevano effettivamente versati i fan, mica l’etere. Un commento emblematico diceva: “Non ce l’abbiamo con te, ma con l’organizzazione da incubo.”

Detto ciò, non possono mancare i campioni dell’”andrà tutto bene”, quelli che o non hanno provato la coda infinita o hanno trovato posto in prima fila. “Forse siamo stati fortunati, nessuna fila e posizione perfetta” – un applauso a queste perle di ottimismo che si fanno beffe della realtà.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!