Fabrizio Bentivoglio si scopre finalmente divertito dopo anni di noia cronica e racconta come è successo

Fabrizio Bentivoglio si scopre finalmente divertito dopo anni di noia cronica e racconta come è successo

Fabrizio Bentivoglio ha deciso di sopparlare le convenzioni dei manuali tecnici e accademici per regalarci un libro che scivola dritto nelle pieghe più intime dell’anima dell’attore. Il suo primo scritto si intitola Piccolo almanacco dell’attore (Baldini+Castoldi), ma non aspettatevi un noioso prontuario di insegnamenti o teorie. Questo è molto di più: una confessione accompagnata da ricordi personali e qualche riflessione sulla vita, il tutto condito da una vera e propria miniera di aneddoti che farebbero impallidire anche i migliori scrittori di romanzi autobiografici.

Durante il Salone del Libro, il nostro apre il suo scrigno proprio allo stand de La Stampa, dove è stato gentilmente messo sotto interrogatorio dal giornalista Alberto Infelise. Un’intervista che mette in luce non solo la persona dietro il professionista, ma soprattutto quella parte nascosta di ogni attore che raramente troviamo nelle luci abbaglianti della ribalta.

Tra memoria e riflessione: benvenuti nella bottega di Bentivoglio

Non fatevi ingannare dal titolo che potrebbe suonare modesto. Il “Piccolo almanacco” è una raccolta di frammenti di vita che, tradotti in parole, mostrano il complesso intreccio tra la persona e l’attore. Nessuna teoria elitaria, niente ricette da saperi esoterici; soltanto la verità nuda e cruda di un uomo che ha vissuto attraverso i suoi ruoli e che da quell’esperienza ha tratto spunti per ragionare sull’umano, sul tempo che passa e su come la memoria possa diventare uno strumento cadenzato di sopravvivenza emotiva.

Il risultato? Una lettura che spiazza, educa e intrattiene, ma soprattutto ti obbliga a riflettere senza sconti né edulcorazioni. Ovviamente, non mancano i racconti piccanti e gli scorci mai raccontati dietro le quinte, che trasformano la superficie patinata della vita d’attore in una realtà ben più tangibile, a volte persino comica nella sua amara normalità.

Intervista senza filtri: dalla memoria agli aneddoti

È quasi un atto di coraggio, soprattutto in un mondo che predilige il marketing personale alla sincerità, raccontare apertamente le proprie vulnerabilità e i ricordi anche più insignificanti perché alla fine sono quelli che parlano più chiaramente di chi siamo. Bentivoglio lo ha fatto con il suo stile riconoscibile, senza mai perdere quel sarcasmo che fa da sottile filo rosso nell’intero libro. E non c’è modo migliore che esplorare l’intervista con Alberto Infelise, che con la sua penna ha accompagnato voce e pensiero di un attore che si mette a nudo senza alcuna reticenza.

Insomma, un ritratto che incanta e scompiglia, obbliga a ridere di noi stessi e delle nostre fissazioni, per poi lasciare quel retrogusto amaro di consapevolezza che solo la grande letteratura riesce a regalare. Non è esattamente quello che ci si aspetterebbe da un “manuale dell’attore”, ma proprio per questo è sinceramente il più onesto e vero.

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