ESG-D la sostenibilità digitale il nuovo giochino per aziende in cerca di gloria ecologica

ESG-D la sostenibilità digitale il nuovo giochino per aziende in cerca di gloria ecologica

Segnatevi la data: il 25 giugno alle 14.30, presso Unindustria a Roma, un appuntamento imperdibile per chi ama districarsi tra digitale, sostenibilità e sovranità cognitiva. Tradotto in termini meno pomposi, si parlerà di come le imprese possano finalmente decidere di non subire passivamente la loro trasformazione, ma di governarla. Un concetto rivoluzionario, pensate un po’.

La transizione digitale e quella sostenibile? Non sono due strade separate. No, devono diventare la stessa strada, o almeno così ci dicono gli oratori del convegno. Il 25 giugno, infatti, Unindustria, in compagnia della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, vi offrirà una visione così illuminata da far impallidire chiunque pensasse che la sostenibilità fosse solo un costo o un fastidio burocratico.

La verità – in fondo – è che la sostenibilità, per le aziende di ogni dimensione, è il passaporto magico per entrare in nuovi mercati, acquisire “resilienza” (che suona bene) e distinguersi dalla massa di aziende mediocri. Chi l’avrebbe mai detto?

In questa pantomima di buone intenzioni spunta anche la sostenibilità digitale, una specie di nuova frontiera che nessuno si sentiva abbastanza preparato ad affrontare – fino a quando non è diventata strategica. Che cos’è? Nulla di meno che il ruolo iperstrategico del digitale, quell’elemento onnipresente che dovrebbe accelerare la transizione ambientale, economica e sociale, mentre tutti fingono di governarlo senza nemmeno capirlo davvero.

Al centro di questa epica saga c’è l’indiscusso protagonista dell’epoca contemporanea: l’intelligenza artificiale. Non un semplice progresso tecnologico, ma la tecnologia che trasforma tutto ciò che conosciamo, a patto che qualcuno all’apice del sistema scelga davvero come utilizzarla, perché altrimenti è solo un gigantesco dado lasciato rotolare da mani invisibili e ignare.

Con semiconduttori, energia e capacità di calcolo come funi della tensione geopolitica, i cosiddetti ‘foundation model’ sono il vero scacchiere dove si decidono criteri e priorità. E indovinate? Chi non comanda nel trasformare i dati in decisioni è, semplicemente, un turista della superficie digitale. Non possiede il sistema, ma solo i biglietti per guardarlo da lontano.

Sovranità digitale e la mitica sovranità cognitiva

Per evitare che tutto ciò sia solo un esercizio di stile, si impone l’”urgenza assoluta” sul tema della sovranità digitale, e più precisamente della sovranità cognitiva, ovvero la capacità, per un sistema economico, di capire, modificare, verificare e negoziare quei modelli che decidono cosa è vero, cosa non lo è e cosa diventa decisione collettiva.

Lo slogan è semplice: senza sovranità cognitiva la sostenibilità si riduce a un orpello, un’etichetta marketing senza mordente reale; e senza sostenibilità, questa sovranità diventa una bellissima teoria che fa libro, ma che nel concreto lascia il tempo che trova.

Il convegno in questione promette di regalare alle imprese, grandi o piccine, alcuni strumenti intelligenti (concepiti e pratici, giurano) per navigare nel mare tormentato della trasformazione digitale con un minimo di consapevolezza. Si parlerà di come il digitale dovrebbe (sì, alla fine è un condizionale) essere al servizio della sostenibilità, di come governare l’intelligenza artificiale invece di subirla da spettatori apatici, e soprattutto di come la sovranità cognitiva non sia un lusso esclusivo per i grandi attori istituzionali, ma qualcosa che ognuno dovrebbe veder nascere, crescere e difendere nelle proprie stanze operative.

Ah, quasi dimenticavo: per partecipare serve una registrazione online. Perché nulla è più digitale di dover registrarsi via web per parlare di digitale, no?

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