La società partecipata da Cassa Depositi e Prestiti si ritrova in liquidazione giudiziale, ovvero nell’inevitabile precipizio finanziario, dopo aver affondato il patrimonio netto fino a -2,3 milioni di euro. E per aggiungere un tocco di tragicommedia degno delle migliori commedie italiane, ha pure tentato di trasformarsi in un’associazione no profit. L’ironia della sorte? A rimetterci sono stati non solo i piccoli soci ingenui che hanno investito attraverso il crowdfunding, ma anche lo Stato, che si ritroverà a dover tamponare i buchi – ovviamente “a vario titolo.” Nel frattempo, la procura non si è fatta pregare: ha subito aperto un fascicolo per indagare sul disastro in corso. Monumentale rincorsa verso il baratro, che raccontiamo tutta nei minimi dettagli.
Il naufragio finanziario e la farsa della trasformazione no profit
Come da manuale del cattivo investimento, la società ha infilato un rosso clamoroso, con il patrimonio netto che sprofonda da numeri positivi a ben 2,3 milioni di euro in negativo. A questo punto, che fa? Non sta a lamentarsi, ma prova ad ammantarsi di nobili intenti sociali trasformandosi in “associazione no profit”. Una mossa degna di uno stratega della finanza in disarmo, peccato che nessuno, specialmente i piccoli investitori, abbia apprezzato il teatrino.
I piccoli soci, quelli che credevano nell’idea grazie al crowdfunding, sono rimasti con un pugno di mosche, mentre lo Stato si prepara a mettere mano al portafoglio per evitare che la vicenda diventi il solito caso di scuola da “fallimento annunciato.”
Lo Stato, il crowdfunding e la trappola dell’illusione
Il paradosso è tutto qui: si invitano i cittadini a diventare piccoli imprenditori, a investire denaro fresco tramite crowdfunding sostenendo il progetto, e poi si lascia che il tutto sfoci in un disastro. Il risultato? Le tasche dei soliti ignari si svuotano, mentre lo Stato salva la baracca con fondi pubblici. Un bell’esempio di come trasformare un’opportunità in una trappola per polli. Ma si sa, per ogni risata ci vuole un pianto: quello delle famiglie che hanno perso fiducia e denaro.
La magistratura entra in campo
Non poteva mancare la classica apertura d’inchiesta per capire come mai si sia arrivati a tanto. La procura, con un tempismo da circo, ha deciso di mettere sotto la lente il dissesto economico, sperando di trovarci qualche mistero meno banale della semplice gestione scellerata. Altrimenti sarebbe troppo semplice e, diciamolo, poco divertente.
In sintesi, uno spettacolo all’italiana: si sfrutta la fiducia popolare con il crowdfunding, si svuota il patrimonio, si prova a trasformare il tutto in associazione no profit (magari sperando in un colpo di spugna), e infine si lascia alla magistratura il compito di mettere insieme i cocci. Una triste commedia che però, nei corridoi istituzionali, assume toni drammatici, considerato che ci rimetterà davvero lo Stato, cioè noi tutti.



