Eccoli i cadaveri Nobel alle Maldive: atterrate finalmente le quattro salme, lunedì si parte con le autopsie che tutti aspettano con ansia

Eccoli i cadaveri Nobel alle Maldive: atterrate finalmente le quattro salme, lunedì si parte con le autopsie che tutti aspettano con ansia

Un volo di Turkish Airlines, con la puntualità che solo l’aria in caduta libera sa garantire, è atterrato a Malpensa poco dopo le 13, riportando in Italia le salme dei quattro subacquei “sfortunatissimi” morti in una grotta alle Maldive. Tra le vittime spiccano la docente universitaria Monica Montefalcone e sua figlia Giorgia Sommacal, assieme alla ricercatrice Muriel Oddenino e Federico Gualtieri. Il povero capobarca, Gianluca Benedetti, aveva già fatto ritorno a casa in precedenza, perché evidentemente la morte deve avere prenotazioni precise.

Appena atterrati, i corpi sono stati spediti d’un fiato all’obitorio dell’ospedale di Gallarate, dove la magistratura locale, con la sua solita dedizione, si prepara a conferire l’incarico per le autopsie al medico legale Luca Tajana, coadiuvato dalla tossicologa Cristiana Stramesi e dal guru della medicina sportiva e subacquea, Luciano Ditri. Un team di star della scienza, insomma, pronto a investire tempo e cervello per capire come sia potuto succedere che i nostri eroi abbiano ignorato un compito elementare: respirare.

La priorità sarà partire dal corpo di Benedetti, perché chi guida deve essere il primo a svelare i misteri dell’abisso. La speranza, naturalmente, è che l’autopsia scopra qualcosa di sconvolgente che faccia tremare i fondali del turismo subacqueo, ma preparatevi: probabilmente la faccenda si risolverà con qualche banalità da manuale di sopravvivenza ignorato.

Bombole che tradiscono e grotte ingannevoli

Il quadro più “plausibile” (leggasi: quasi banale, ma meno triste) delineato dagli esperti del rescue team finlandese Dan Europe è che i cinque si siano avventurati con bombole da 12 litri, inadatte alla profondità delle immersioni, e abbiano finito l’aria respirabile mentre cercavano di fuggire da una grotta che non voleva lasciarli andare facilmente.

Perfetto. Cosa aspettarsi da un gruppo con attrezzature sicuramente poco all’altezza e in un labirinto sottomarino che avrebbe confuso anche Arianna? Non è una sorpresa che si siano persi, e nel tentativo disperato di ritrovare la via d’uscita, abbiano semplicemente smesso di respirare. Chi l’avrebbe mai detto.

Indagini, tecnologia e colpi di scena (forse)

Nel frattempo, l’entomologo forense Stefano Vanin, che si trovava al momento delle disavventure alle Maldive per scopi di ricerca – perché, si sa, natura e sventure sono facili coinquilini – ha consegnato alla questura di Genova i dispositivi elettronici delle vittime: PC, telefoni e tutta la tecnologia che può trasformare una semplice vacanza in un thriller scientifico.

La magistratura, nel suo solito slancio burocratico, ha aperto un fascicolo per convalidare il sequestro dei materiali, ancora una volta dimostrando come l’arte dell’indagine si sposi bene con il circo delle pratiche legali. Alla fine, il tutto verrà trasferito alla procura di Roma, perché si sa, nella Capitale si risolvono miracoli e, forse, si saprà anche perché cinque italiani volevano fare gli esploratori marini dove il pericolo è l’unico ospite certo.

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