Ah, il piacere delle elezioni comunali in Lombardia! Novantatré Comuni chiamati a scegliere, come se fosse la trama di una telenovela infinita. E naturalmente, le danze iniziano proprio domani, 24 maggio, continuando il giorno successivo, ovvero lunedì 25. Il tutto condito dal gran bouquet di piccole e grandi cittadine della Città metropolitana di Milano: Baranzate, Bollate, Corsico, Cuggiono, Legnano, Magnago, Parabiago, Segrate e Vittuone, giusto per non farci mancare niente.
E non pensiate che si tratti solo di piccoli market da pochi abitanti: 79 Comuni li abbiamo sotto i 15mila abitanti, e una quindicina sopra quella cifra. E come in ogni reality che si rispetti, se nessuno avrà la poltrona al primo turno, ci sarà un bel ballottaggio il 7 e l’8 giugno. Così, per allungare la suspense.
La tragicommedia di Segrate
Segrate, un set perfetto per le elezioni. Qui i candidati sindaci sono tre, perché la varietà è sempre stimolante. Il centrosinistra schiera il caro Francesco Di Chio, che promette la continuità con la precedente amministrazione, perché l’innovazione è overrated. Il centrodestra non si fa trovare impreparato e risponde con l’ex sindaco Adriano Alessandrini, la classica scommessa sul passato glorioso. Infine, il sempre affascinante Luca Sirtori e la sua lista civica, la risposta perfetta per chi ama i “terzi incomodi”.
Legnano e Parabiago: la saga dei quattro e dei due
A Legnano la competizione diventa un torneo a quattro. Il sindaco uscente, Lorenzo Radice, si ripresenta dopo essersi guadagnato il firmamento del solo Partito Democratico e di tre liste civiche, perché il supporto tiepido è la nuova normalità. La sinistra radical-chic avanza con Federico Amadei, sostenuto da Avs, Rifondazione Comunista e il mai domo Movimento 5 Stelle, i campioni dell’incoerenza. Nel centrodestra invece, Mario Almici, appoggiato da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, si trova a duellare con la sua ex compagna di partito, Carolina Toia, che ha scelto di correre da sola. Drama politico servito. Parabiago, in tutta questa festa, si accontenta di una sfida tra due: Marica Slavazza per il centrodestra e Giacomo Sartori per il centrosinistra. Piccolo ma intenso.
Corsico e Cuggiono: vota chi vuoi, tanto cambia poco
Corsico ci offre il classico tris dei desideri: Stefano Ventura, il sindaco uscente del centrosinistra, si ricandida per continuare a deliziarci con la sua amministrazione; Gianmarco Zuccherini rappresenta il centrodestra con un tono tecnico da dirigente, perché tutti amiamo il gergo aziendale anche in politica; mentre Ruggero Sparacino arriva dalla sinistra radicale, quella che non ti aspetti ma che tutti fingono di considerare. Bollate diventa un’arena a quattro candidati: la riconferma di Carolina Nizzola per il centrosinistra, l’ex deputato leghista Fabio Boniardi per il centrodestra, e due outsider, Sergio Sardo e Francesco Matera, per chi vuole variare un po’ il menù elettorale. A Cuggiono, solo due contendenti: Sergio Berra, vice sindaco uscente di centrosinistra, e Stefano Crespi della destra, perché a volte meno è più.
Baranzate, invece, è un festival a tre voci: il sindaco uscente di centrosinistra Luca Elia tenta la riconferma, inseguendo una continuità che definiremmo “interessante”; Monica Inversi rappresenta il centrodestra come una mina vagante; mentre Manuela Occhipinti porta la lista civica, giusto per ricordarci che il vero potere sta nell’indipendenza (o almeno così si dice).
Vittuone e Magnago: perché fermarsi a due candidati?
A Vittuone si ripropone il duello perfetto tra l’uscente di centrosinistra, Laura Bonfadini, e l’ex assessora del centrodestra Elena Comerio, un remake che promette scintille e qualche colpo di scena. A Magnago, si rischia addirittura il tris: il centrodestra è diviso tra Mario Ceriotti, sostenuto da Forza Italia, Fratelli d’Italia e i candidati noi moderati – un cocktail di tradizione, conservatorismo e mediazione infinita – e Gilberto Cimmino, che mescola Lega e la lista civica SiAmo Magnago Bienate. Il centrosinistra si affida a Gianluca Marta, per mantenere la parvenza di equilibrio e continuità.
Insomma, in questa epopea democristiana lombarda, pare proprio che la musica cambi solo di poco: vecchie facce, nuove rivalità domestiche, e qualche sparuta incursione civica per tenere viva la farsa. Il tutto condito dalla solita promessa di “cambiamento” che, evidentemente, si rinnova come un ritornello stanco di una canzone che nessuno ha il coraggio di cambiare realmente.



