Ecco a voi i drammi di Dazn tra sganasciate dell’AGCom e il solito teatrino sulle tariffe di rete che non finisce mai

Ecco a voi i drammi di Dazn tra sganasciate dell’AGCom e il solito teatrino sulle tariffe di rete che non finisce mai

In attesa che la Commissione europea sforni finalmente il tanto atteso Digital Networks Act, torna ciclicamente a farci compagnia un dibattito che più prevedibile non si può: obbligare le piattaforme Internet – ma ovviamente solo quelle americane, sennò che gusto c’è – a sborsare salate tariffe aggiuntive alle compagnie di telecomunicazioni per la mera trasmissione dei dati. Ebbene sì, l’Italia si candida con orgoglio a pedina fondamentale in questa partita, peccato che per i cittadini comuni il rischio sia vedersi applicate tasse che non hanno né capo né coda.

In un recente documento, ho sciorinato come Europa e Stati Uniti abbiano per anni condiviso la meravigliosa idea di NON imporre queste tariffe ridicole. Benchè io abbia passato vent’anni a dirigere le politiche internazionali su Internet, cyber e comunicazioni alla National Telecommunications and Information Administration (NTIA) degli Stati Uniti, sembra che ora in Italia qualcuno sia deciso a fare il contrario. A tal proposito, la deliziosa AGCom ha promulgato la Delibera n. 207/25/CONS, estendendo alle content delivery network (CDN) il regime di autorizzazione generale previsto dal Codice europeo delle comunicazioni elettroniche. Se già avete capito il casino, bene: è solo l’inizio.

E qui casca l’asino: la questione spinosa riguarda il potenziale uso del meccanismo di risoluzione delle controversie davanti all’AGCom proprio sulle condizioni di interconnessione. La Delibera, pur senza creare un meccanismo autonomo di risoluzione o un obbligo vero e proprio per i fornitori di contenuti di scucire soldi, spalanca paradossalmente uno spiraglio regolatorio che, con un po’ di fantasia e giusto qualche anno di attesa, potrebbe permettere di tirare fuori dal cilindro le temute network fee. Queste famigerate tariffe, ovviamente, risolvono un problema che non esiste: Internet funziona egregiamente, cresciuto onestamente dal basso ha ormai conquistato ben 5,5 miliardi di utenti, circa il 68% della popolazione mondiale.

Come ciliegina sulla torta, le network fee minano alla radice uno dei principi sacri di Internet e della regolamentazione europea: la neutralità della rete. Tradotto in italiano spicciolo: che tu sia una piccola start-up in un garage o una colossale multinazionale, l’accesso alla rete deve essere equo e senza discriminazioni. Ma, eh già, perché fare semplice quando puoi complicare?

Il caso epico di Dazn

Naturalmente, questa rivoluzionaria idea non poteva che nascere dal nostro passatempo nazionale: il calcio, quella grande scuola di pazienza e frustrazione. Nel campionato 2021-2022, la pioggia di diritti esclusivi per la Serie A è finita nelle mani di DAZN, la piattaforma britannica tanto amata quanto odiata. Streaming che si interrompevano più spesso di un vecchio modem 56k e qualità da brivido hanno scatenato l’indignazione popolare a livello nazionale.

AGCom, con la sua proverbiale prontezza, ha intimato a DAZN di farsi una messa a punto sull’affidabilità, con un risultato tutto sommato prevedibile: la piattaforma ha ottenuto un’autorizzazione generale per servizi di telecomunicazioni, roba che di solito spetta ai veri operatori di rete. Ovviamente, questo cambio di passo non è stato solo un piccolo fotogramma nel film, ma un vero e proprio giro di boa che riporta prepotentemente in auge la vecchia idea che le grandi tech company debbano pagare per utilizzare le reti dei provider.

La ciliegina? I regolatori si sono quasi messi a sognare tariffe “a consumo” che trasformerebbero l’interconnessione volontaria in una fontana di costi regolamentati, una manna per gli operatori telefonici e una beffa enorme per l’architettura libera e aperta di Internet. Fantastico, no?

Gli operatori di telecomunicazioni hanno ovviamente fatto festa per la Delibera, e il CEO di Telecom Italia, Pietro Labriola, non ha perso tempo a stappare la bottiglia, applaudendo l’iniziativa come se fosse una conquista epocale. Perché si sa, spremere ancora di più chi gestisce le infrastrutture è sempre la mossa più geniale per salvare il mercato.

Un plauso caloroso alla luminosa decisione dell’AGCom, definita nientemeno che “un punto di svolta” per il settore delle telecomunicazioni, un grande balzo verso quel magnifico “livello di parità”. Insomma, la rivoluzione è servita! Ma chi non si accontenta di parole al vento, si chieda: cosa succederebbe se i colossi globali come Akamai, Cloudflare o Fastly decidessero che l’Italia è diventata un luogo troppo complicato o addirittura ostile per far business? Costo eccessivo, regolamentazioni soffocanti, obbligo di localizzazione dei dati, condivisione forzata dei profitti con le telco… beh, secondo Konstaninos Komaitis, Senior Fellow al Digital Forensics Research Lab del Atlantic Council, sarebbe il disastro immediato e su larga scala.

Il nostro esperto mette le mani avanti, prevedendo una nuova simbiosi virtuosa tra le telco e i poveri consumatori: “È praticamente sicuro che le aziende di telefonia gonfieranno i prezzi giustificandosi con la scusa degli ‘investimenti infrastrutturali’. La realtà? Gli italiani pagheranno di più per un Internet più lento e meno sicuro.” E se gli europei, nella loro infinita saggezza, decidessero di procedere con queste magnifiche network fee, sia in forma di pagamenti diretti sia con meccanismi indiretti per risolvere controversie, allora la faccenda si farebbe ancor più gustosa, con conseguenze devastanti e persino attriti nell’amichevole relazione transatlantica. Ah, sì, perché nell’accordo commerciale tra UE e USA del fatidico luglio 2025, Bruxelles ha garantito solennemente che “non introdurrà né manterrà tariffe per l’uso della rete”. Ironia della sorte, verrebbe quasi da rimettere in discussione l’intera faccenda.

L’Europa al bivio digitale: avanti o… indietro?

Il caro vecchio continente si ostina a restare quella sorta di dinosauro digitale che osserva il treno dell’innovazione sfrecciare davanti senza mai riuscire a salirci. In fondo, chi ha avuto la brillante idea di restare impantanato nella rivoluzione digitale? Proprio loro, gli europei. L’ex Presidente del Consiglio italiano e non proprio un outsider, Mario Draghi, lo ammette candidamente: “L’Europa ha in gran parte mancato la rivoluzione digitale sostenuta da Internet e tutti quei prodigiosi guadagni di produttività.” Un’occhiata allo specchietto retrovisore, per favore. La priorità è chiara: recuperare terreno, rinvigorire la competitività, e no, non è certo quello di soffocare l’innovazione con regolamenti anacronistici e polizze ridicole. Introduzione di nuove tasse sulle reti? Eccola qui, la mossa più retrograda e controproducente di tutte, proprio quella che il buon senso consiglierebbe di evitare come la peste.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!