Donnarumma gioca da fenomeno mentre Politano si diletta a perdere terreno

Donnarumma gioca da fenomeno mentre Politano si diletta a perdere terreno

Ah, la bellezza del calcio italiano, quel campionato dove i portieri si trasformano in eroi fermi e i difensori diventano coreografi di risse in campo. Donnarumma, il pastore delle nostre speranze, gioca da capitano con la grinta di chi mette ordine soprattutto quando il caos prende il sopravvento. Con un piglio da generale, rimette al posto i ribelli Katic, Demirovic e Alajbegovic, e addirittura si trasforma in santo con un miracolo su Tahirovic. Peccato solo per l’1-1, ma ci piace vivere di emozioni forti, no?

Dietro, Mancini si destreggia come può, togliendo le castagne dal fuoco a più riprese, anche se qualche rischio calcolato quasi lo fa sembrare un temerario da circo quando rischia un rigore a fine secondo tempo.

E poi c’è Bastoni, che con un’entrata spietata su Memic riesce nell’impresa di regalare al calcio italiano un rosso memorabile: un capolavoro di irruenza, in ritardo sì, ma quant’è teatrale! Di certo non passerà inosservato nei libri di storia del fallo da cartellino rosso.

Calafiori, dal canto suo, parte col piede un po’ incerto, qualche pasticcio iniziale che però viene subito cancellato da un cuore impavido e un’intonazione della mente superiore alla media.

In corsia, invece, Politano sembra aver scoperto che correre e annaspare senza meta è diventato il suo sport preferito. Dopo la performance scintillante di Bergamo, qui sembra solo un souvenir sbiadito del passato.

Subentra allora Palestra alla ripresa, che si inventa qualche iniziativa brillante, ma come spesso accade, si spegne sul più bello. Altra gloria sfumata.

Barella invece fa il solito miracolo: innesca Kean per l’1-0 con precisione chirurgica, ci mette testa e gambe recuperando palloni come se la partita fosse una scacchiera e lui un logico stratega. Anche Frattesi lotta, ma forse con un po’ troppo sudore e poca gloria.

C’è poi Locatelli, il grande protagonista del nulla: corresponsabile del non-gioco, si agita come può in una resistenza a oltranza, prima di essere sostituito da Cristante, che sembra più intenzionato a partecipare a una gara di inseguimenti e lamentele che a una partita vera.

Tonali è uno dei pochi eroi: parte bene, si incunea, ci prova e insiste con la tenacia di chi crede ancora nella redenzione calcistica, fino al fischio finale.

Fianco a fianco con lui, Dimarco scopre purtroppo che soffrire in fase difensiva è pure una questione di stile; qualche cross maldestro e poca concretezza in avanti lo fanno sembrare un esperimento incompiuto di esterno.

Con l’inizio del secondo tempo, il vivace Spinazzola prende il suo posto, ma non riesce certo a cambiare le sorti di una partita che sembra segnata dall’apatia.

E poi Kean, la stella che illumina in una notte di nebbia: sesto gol nelle ultime sei partite, un vero fenomeno. Peccato che nella ripresa si diverta a fallire l’occasione del 2-0, forse per tenerci svegli o per ricordarci che il calcio è anche follia.

Alla fine, dentro Esposito per cercare qualche guizzo che però viene inghiottito dal buio della mediocrità.

Infine, Retegui, la punta che ammette a parole e fatti qualche distrazione, sbagliando controlli e scelte, cede il posto troppo tardi a Gatti, che eredita una responsabilità pesante sull’1-1 e non la gestisce certo con un minimo di autorità difensiva.

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