Una sentenza da applausi per il nostro stimato dj Mario Borghesi, detto anche Mario Mascherona>, un nome che di certo non passerà inosservato nelle cronache giudiziarie di Sondrio e dintorni. Residente a Colico (per la precisione nella ridente provincia di Lecco), all’alba del fatidico venerdì 8 maggio è stato gentilmente prelevato dai carabinieri della IV Sezione del Nucleo Investigativo di Milano. La ragione? Una mini-vacanza forzata in prigione, dettata da una condanna definitiva a quattro anni e sei mesi, approvata dalla suprema sapienza della Corte di Cassazione. Ricordiamo che la giustizia ha definitivamente chiuso il sipario dopo aver gentilmente rifiutato l’ennesima ribattuta della difesa di questo arzillo 57enne.
Per chi si fosse perso le puntate precedenti, ecco il riassunto: tutto ha avuto inizio nel lontano 2019, quando la ex compagna di Borghesi ha deciso di trasformare la sua vita in un thriller denunciando maltrattamenti domestici e – ciliegina sulla torta – violenza sessuale. Le atrocità, peraltro ambientate a bordo di una barca, fanno ovviamente subito pensare a scenari da film drammatici, ancora più cupi perché a portare avanti le indagini, prima della scarcerazione definitiva, sono stati gli indefessi carabinieri della stazione di Colico. Chissà cosa avranno pensato incontrando un personaggio così eclettico: speaker radiofonico, dj e, per diletto, anche vigile del fuoco.
Insomma, il protagonista di questa triste saga dovrà trascorrere il prossimo futuro dietro le sbarre per ben 4 anni e 6 mesi, giusto il tempo per riflettere su come un talento radiofonico possa – in parallelo – coltivare propensioni decisamente meno melodiose.
Un curriculum… decisamente da brivido
Non basta essere un uomo di spettacolo con la voce radiofonica gradevole e la musica nelle vene per evitare il destino giudiziario che attende chi si trasforma da intrattenitore a protagonista di episodi ben più… inquietanti. Mario Borghesi, tra un deejay set e un intervento da pompiere, dimenticava forse di dover mantenere una condotta irreprensibile anche lontano dai microfoni.
Forse qualcuno ha pensato che il microfono schermasse il tutto, fornendo una sorta di scudo contro la realtà dei fatti. Peccato che la legge non abbia la sensibilità del pubblico e che, alla fine di questa tragicommedia giudiziaria, i giochi siano stati chiusi senza appello né bis.
Quando le apparenze ingannano – o no
Dietro la patina glamour di un dj radiofonico che sembra avere tutto sotto controllo, emerge così un quadro assai meno brillante. Un mix tra drama personale e pena di carcere, che non lascia spazio a giustificazioni né a tentativi di minimizzare le accuse.
Magari nella prossima diretta radio qualcuno potrà spiegare come si passa dal microfono a una cella, ma fino ad allora, meglio meditare su come le giustificazioni suonino inutili di fronte alla parola definitiva della giustizia.



