Un artista russo, ma tranquilli, niente di archetipico o banale, è stato freddato con qualche colpo di arma da fuoco in quel tranquillo angolo di paradiso chiamato Biała Podlaska, Polonia. Secondo i media locali, la vittima si chiamava Semyon Skrepetsky, o meglio, questo era il suo nome d’arte, dato che all’anagrafe rispondeva a Robert Kuzovkov. Da quando si era trasferito in Polonia nel 2021, probabilmente qualcuno non ha gradito troppo le sue brillanti caricature di politici big della zona.
Naturalmente, la polizia non si è scomodata con dettagli ufficiali: al massimo ci hanno detto che si trattava di un cittadino russo di 44 anni, freddato nel parcheggio davanti a un condominio, come fosse la cosa più normale di questo mondo. E ci sarebbe anche da credere che non sia stata una festa solitaria: i sospetti sono almeno due. Uno di loro, colto in flagrante vicino al consolato bielorusso di Biała Podlaska, è stato diligentemente arrestato.
Fonti non confermate, ma chiaramente affidabili – ovvero chiacchiere di corridoio ben informate – hanno battezzato il sospettato come un cittadino della tanto democratica e tranquilla Bielorussia. Naturalmente, si resta sul vago, che in questi casi va sempre bene per aumentare il mistero e farci sentire tutti un po’ più in pericolo, magari giusto per dare adrenalina alle cronache locali.
Semyon Skrepetsky, vergognosamente conosciuto come Robert Kuzovkov prima di adottare lo pseudonimo più artistico, veniva da quella perla russa che è la regione dell’Altai. La sua fama? Caricature perfide e implacabili di un campionario politico tutt’altro che innocuo.
Tra le sue “opere” più celebri spiccano ritratti satirici del non sempre amato Vladimir Putin, il tanto amichevole presidente bielorusso Alexander Lukashenko, l’inseparabile scudo di Mosca nonché leader ceceno Ramzan Kadyrov, e per non farci mancare nulla, una pungente interpretazione del defunto oppositore politico russo Alexei Navalny.
Come se non bastasse il suo spiccato senso dello humor politico, tre giorni prima della sua tragica morte, durante quella pacifica e sempre ben accetta “Giornata della Russia”, Skrepetsky si era preso la briga di andare a berlino a fare una manifestazione solitaria, sventolando una caricatura di Stalin e Putin. Un gesto di provocazione artigianale, ma evidentemente troppo per qualcuno che con la satira proprio non sa cosa farsene.
Il contesto dietro la pistola
Ovviamente, non è la prima volta che artisti e satirici che osano puntare la matita su potenti del calibro di Putin o Lukashenko si trovano a dover fare i conti con conseguenze decisamente poco piacevoli. Ma chi l’avrebbe mai detto che la satira potesse fare male a così tanti? Sembra quasi che in questo angolo d’Europa il diritto all’espressione sia ancora un optional – o almeno un esercizio rischioso.
L’assurdità della vicenda si palesa anche nell’apparente noncuranza della polizia, che da un lato conferma solo l’essenziale e dall’altro lascia il resto nel limbo delle “fonti non ufficiali”, buona per infuocare la curiosità popolare senza aggiungere una sola certezza. Un gioco dove i dettagli vengono tenuti come galline dalle uova d’oro, pronti a essere estratti solo quando fa comodo.
E così, mentre un artista se ne va con un colpo alla schiena, noi rimaniamo qui a chiedere: quali saranno le prossime vignette proibite? E chi avrà il coraggio di disegnarle? Nel frattempo in Polonia e dintorni, la libertà di espressione sembra un disegno ancora da completare, con i colori del sangue e il tratto delle minacce.



