Come spendere 60 milioni per trasformare i palazzi popolari di Loreto in qualcosa di vagamente decente, o almeno si spera

Come spendere 60 milioni per trasformare i palazzi popolari di Loreto in qualcosa di vagamente decente, o almeno si spera

“Abitiamo qui da ben 40 anni e, sorprendentemente, non abbiamo alcuna intenzione di trasferirci.” Questa è la mantra quotidiano degli inquilini delle case popolari di via Lulli, che ormai sembrano invischiati in un coro quasi sinfonico. Chissà, forse questi mesi di incertezze hanno risvegliato un senso di comunità che, pare, si era perso nel dimenticatoio del tempo. Ora si mangia in compagnia, si beve il caffè a gruppetti e si organizzano consultazioni per decidere il loro glorioso futuro insieme. Nel frattempo, i loro appartamenti, gran parte di circa 300 alloggi, sono nella lista dei desideri di rinnovo della gloriosa Aler. Peccato che la richiesta di sgombero abbia disturbato la loro festa sociologica.

“E noi, che abbiamo messo migliaia di euro per sistemare queste case, chi ce li rimborsa?”, si domanda Maria, che dalla fine degli anni Ottanta è una fiera – e forse un po’ esasperata – residente di questa enclave popolare. Nel frattempo, le case a ridosso di viale Lombardia appartengono a una certa MM, la partecipata del Comune di Milano che gestisce i servizi cittadini come se fossero patatine in un bar sport. Ma Aler tiene saldamente in mano gli edifici di via Lulli e via Porpora, quei complessi che ora si vogliono rifare il trucco, nel bene (per loro) e nel male (per gli abitanti).

Il paradosso dell’”housing sociale” riqualificato a spese degli inquilini

È davvero un capolavoro della modernità urbana: i residenti, quelli che dovrebbero essere al centro di ogni progetto di casa popolare, si trovano a dover sgomberare per permettere i lavori che le autorità decideranno, dopo aver raccolto puntigliosamente le loro vite finanziarie e immobiliari. Ma attenzione, perché questo non succede prima di averli spremuti economicamente per la manutenzione quotidiana delle loro stesse abitazioni. Se questo è il concetto di “riqualificazione”, allora aspettiamoci presto un monumento dedicato alla beffa!

Paradosso numero uno: chi ha speso sudore e risparmi per sistemare la propria casa viene invitato gentilmente a farsi da parte, mentre i soldi investiti fanno la fine dell’acqua nel deserto. Paradosso numero due: le case di proprietà pubblica vengono gestite da enti con ruoli sovrapposti e a volte inconsapevoli, come MM e Aler, che si passano la palla senza mai davvero confrontarsi con chi abita quegli spazi. Ma perché mai preoccuparsi di ciò che li abita quando il “progetto” ha già deciso di far tabula rasa?

La rinascita della comunità: ciliegina triste sulla torta

Ah, la favola della comunità riscoperta! Ecco uno dei pochi benefici involontari di questa disavventura urbanistica: gli inquilini hanno riscoperto tra loro un senso di solidarietà che negli anni pareva defunto. Ora ci si ritrova, si parla, si organizzano riunioni… quasi come se dovessero dire addio alla loro stessa casa.

È una splendida dimostrazione di come la minaccia di perdere tutto riesca a unire le persone più dei sorrisi forzati di qualche amministratore pubblico nelle conferenze stampa. Se solo questa solidarietà potesse trasformarsi in un vero potere contrattuale, allora forse qualcosa cambierebbe. Ma non siamo troppo ottimisti, la geografia del potere supera sempre quella delle emozioni.

Insomma, il caso via Lulli ripropone un classico dramma italiano: la promessa di un futuro migliore calata dall’alto su una realtà popolare trattata come un fastidioso inconveniente. L’inquilino perfetto oggi non sarebbe chi protesta, ma chi si alza e va via senza rompere le scatole, magari dopo aver incassato più di qualche beffa economica. Ma ieri, oggi e domani, a quanto pare, la storia continua sempre con gli stessi attori e lo stesso copione, in un teatro che sarebbe grottesco se non fosse tristemente reale.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!