Come gli investitori stanno già lucrando sulla storica ondata di caldo europea senza un briciolo di pietà

Come gli investitori stanno già lucrando sulla storica ondata di caldo europea senza un briciolo di pietà

Non c’è niente di meglio che vedere intere nazioni europee prendere alla lettera l’idea di “roventi” come un pretesto per una brutale novella sudata. Questa settimana ha regalato a Regno Unito, Francia, Germania, Svizzera e Italia una serie di ondate di calore degne di un reality show estremo, con allerte rosse che ammoniscono di un pericolo “di vita anche per i più sani.” Peccato che le temperature abbiano superato abbondantemente i 40°C (per chi è affezionato ai Fahrenheit, circa 104 gradi), regalando notti “tropicali” che – con immensa generosità – non concedono alcun sollievo dal solito caldo da giugno fuori scala.

Naturalmente, le città d’Europa non sono attrezzate per questo genere di “soprese termiche”: edifici antichi, infrastrutture nostalgiche, scarsa diffusione di aria condizionata e una popolazione che – poverina – fatica ad acclimatarsi a temperature che in altri continenti sono prassi quotidiana. E non ci sorprende, ovviamente, visto che il cambiamento climatico ci comunica con una certa garbo che queste torride condizioni diventeranno la norma, il tutto mentre qualcuno nei salotti finanziari riflette su come monetizzare gli effetti di questa “piccola scomodità.”

Costruire la Resilienza o Bagnarsi i Pantaloni?

Stephanie Niven, co-gestore del portafoglio Global Sustainable Equity presso Ninety One, ha avuto il piacere di confessare al mondo che l’aumento di condizioni meteorologiche estreme in Europa rappresenta una “opportunità di crescita strutturale per gli investimenti”. Un modo elegante per dire che la sofferenza altrui equivale a un buon affare.

Il fondo che dirige seleziona aziende con prodotti che “aiutano la gente a rispondere e costruire resilienza in un momento difficile”. Più o meno significa puntare su chi cavalca l’onda delle emergenze climatiche vendendo decarbonizzazione, adattamenti climatici, gestione di acqua e inquinamento, inclusione finanziaria e sanitaria. Insomma, tutto quel business che fiorisce mentre il mondo brucia lentamente.

Nel mix spiccano gli assicuratori, perché niente dice “previsione” come chi lucra sulle disgrazie. Aon e Intact Financial sono loro i volti della stabilità in un clima sempre più impazzito. Secondo Niven, queste compagnie stanno finalmente implementando modelli climatici aggiornati nei loro sistemi di rischio per cavalcare meglio l’onda delle catastrofi, con tanto di polizze e coperture pensate per far fronte alle sfide del cambiamento climatico.

Stephanie Niven ha affermato:

“Stiamo vedendo gli assicuratori creare modelli climatici più aggiornati nei loro sistemi di rischio. Un evento El Niño più forte potrebbe rappresentare un forte shock per un ciclo assicurativo finora piuttosto tranquillo, con uragani meno frequenti ma più devastanti, causando perdite enormi e aprendo opportunità interessanti nel settore.”

E come non cogliere l’occasione quando la natura decide di fare il suo spettacolo apocalittico? Shock e opportunità sempre mano nella mano, ovviamente.

Ma attenzione, non ci sono solo assicurazioni nell’armamentario di chi scommette sul caldo killer. Niven cita anche aziende come Trane Technologies, specializzate in sistemi di raffreddamento e refrigerazione, perfette per quanto ne sappiamo nel mantenere un minimo di freschezza in questa sauna continentale.

Non scordiamoci poi l’inclusione finanziaria, una specie di “salvagente economico” per chi rischia di essere escluso da questo mondo bollente e imprevedibile, garantendo continuità a imprese e comunità messe a dura prova da un sistema che sembra progettato più per far saltare tutto che per salvarci.

Il Cambio Energetico: Dal Caldo alla Bolla Ingoiata?

Michael Field, stratega azionario presso Morningstar, non poteva non essere d’accordo con questo panorama di potenziali vincitori nel business del caldo insopportabile. In particolare, menziona aziende come Johnson Controls e Siemens, colossi nel campo degli impianti di riscaldamento, ventilazione e aria condizionata (HVAC). Da bravi imprenditori, hanno capito bene che le pompe di calore moderne fanno miracoli anche come condizionatori, e ciò potrebbe rappresentare la salvezza nei prossimi inferni estivi europei.

Secondo Field, mentre il clima si trasforma in un implacabile tiranno, è proprio la tecnologia che potrebbe cercare di mitigare qualche danno, sempre e comunque arricchendo chi ha il pollice già verde nelle borse finanziarie. Con intelligenza, lui ci ricorda che questa non è solo un’opportunità di mercato, ma una sfida profonda che mette in crisi intere infrastrutture e modelli economici da rifondare o almeno ammodernare, almeno finché il caldo non ci spingerà tutti a cercare refrigerio dove non c’è.

La transizione energetica, quella tanto amata da politici e guru ambientali, in qualche modo promette benefici ai soliti giganti del settore. Matthew Donen, direttore della ricerca azionaria di Morningstar, snocciola esempi del calibro di Vestas e Iberdrola, che intascano milioni cavalcando il vento pulito, mentre National Grid nel Regno Unito si appresta a lucrare sulla necessità urgente di potenziare una rete elettrica obsoleta e incapace di reggere la domanda da incubo. Non mancano i soliti colossi petroliferi come Shell e Total, abili a infilarsi in progetti solari e bioenergie con l’agilità di un gatto in tangenziale.

Matthew Donen afferma:

“L’attuale ondata di caldo ha messo sotto pressione la rete elettrica europea, con i prezzi spot dell’energia che sono impazziti a causa della domanda di raffreddamento. L’infrastruttura obsoleta non ha retto, costringendo diverse centrali a ridurre la produzione.”

Naturalmente, la crisi è un’occasione d’oro per aziende come ABB, Schneider Electric e Siemens, che vendono apparecchiature per aggiornare sistemi obsoleti: interruttori, trasformatori e dispositivi per automatizzare e controllare una rete elettrica messa peggio di un vecchio televisore senza segnale. Che i cittadini si scottino sotto il sole è un dettaglio insignificante rispetto al grande business.

L’impatto economico? Più caldo, più caos, più soldi per pochi

Nell’ultima perla di saggezza finanziaria, gli strateghi di UBS scrivono che questa spirale infernale ha conseguenze economiche dirette, ma guarda un po’: apre pure “opportunità d’investimento” per chi sa dove mettere le mani mentre governi e popolazione arrancano con scuole chiuse, trasporti in tilt e servizi pubblici in affanno.

Le centrali nucleari francesi, per esempio, si ritrovano a dover tagliare la produzione del 7% – mica bruscolini – perché il caldo irrigidisce anche l’accesso all’acqua di raffreddamento. Le ferrovie rallentano, gli orari si riducono, le scuole si fermano: tutto funziona alla perfezione in quest’utopia di efficienza occidentale, mentre il business della crisi energetica prospera.

UBS ammette candidamente:

“Questo episodio potrebbe alimentare ulteriormente l’impulso politico verso la decarbonizzazione, l’adattamento climatico, l’elettrificazione e gli investimenti in efficienza energetica.”

Tradotto: più caldo significa più caos, ma anche un incredibile calderone di fondi freschi per chi gestisce la “rivoluzione verde”. Sempre in nome della salvezza del pianeta, ovviamente. E certo, l’Unione Europea attua strategie “tra le più ambiziose al mondo” per arrivare a un futuro immacolato e privo di combustibili fossili, mentre la rete elettrica cade a pezzi e le famiglie si chiedono come pagheranno le prossime bollette.

In definitiva, siamo tutti invitati ad applaudire a questa apoteosi di contraddizioni: il pianeta soffoca, la politica arranca, ma le azioni delle multinazionali del green volano in borsa. Complimenti a chi ci guadagna mentre il resto di noi suda sotto lo stesso sole rovente.

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