A dire il vero, Cerebras non produce semplici chip: no no, ha sfornato il Wafer Scale Engine 3, un processore gigantesco costruito su un intero wafer di silicio, non quei soliti pezzettini. Vende hardware AI che promette performance strabilianti, più veloci delle amate GPU della Nvidia. Perché accontentarsi di quel che funziona quando si può avere una tecnologia così sofisticata che nemmeno grandi banche d’investimento sembrano comprensiva?
Gli esperti di Davidson, una banca d’investimento, hanno infatti definito il prodotto “niche-y”, un gentile modo per dire che è un giocattolo da qualche settore ristrettissimo. Hanno avvertito: “Non fatevi prendere dall’entusiasmo dopo aver letto la documentazione S1 e visto il roadshow”. A quanto pare, la tecnologia è ancora in una fase embrionale e, sebbene prometta più velocità in certe applicazioni, sarebbe meno flessibile dei chip AI tradizionali già disponibili sul mercato.
Insomma, possiamo applaudire all’ingegneria incredibile, ma speriamo non si tratti solo di una moda passeggera alimentata dagli investitori alla ricerca di una nuova stella nascente. Detto questo, grazie a questa IPO, i signori Andrew Feldman (CEO) e Sean Lie (CTO) sono saliti alle stelle dei miliardari, con rispettivamente 3,2 e 1,7 miliardi di dollari di patrimonio azionario.
Andrew Feldman ha concesso un’intervista a CNBC in cui ha spiegato:
“Siamo diventati abbastanza maturi da accedere ai mercati pubblici e abbiamo enormi opportunità di crescita; questa è la strada giusta per finanziare la nostra espansione.”
Peccato che qualche scettico mormori dietro le quinte che “maturità” possa essere una definizione un po’ ambigua quando si parla di tecnologia ancora in cerca di una vera applicazione commerciale. Ma non lasciamoci rovinare la festa: dopotutto, cosa sono alcune perplessità quando si parla di miliardi e grandi sogni di rivoluzionare l’intelligenza artificiale?



